Il premier Rasmussen: Danimarca lasciata sola

Salvo Mazzolini

da Berlino

Da quando è esplosa la crisi delle vignette blasfeme, Anders Fogh Rasmussen, il Primo ministro danese, appare quasi ogni sera in televisione. E sempre con un'espressione che tradisce incredulità e un senso di profonda tristezza, quasi di smarrimento. Incredulità per il terremoto che le vignette hanno involontariamente scatenato nei rapporti tra musulmani e Occidente. Tristezza e smarrimento perché nel conflitto con l'Islam la piccola Danimarca si sente sola e abbandonata. Scarsa e tardiva è stata la solidarietà dell'Europa e dell'America. Per non parlare dell'atteggiamento di alcune grandi multinazionali occidentali che hanno subito preso le distanze da tutto ciò che è danese per non danneggiare i loro interessi sui mercati musulmani, e in alcuni casi per trarre vantaggi dal boicottaggio che ha colpito i prodotti «made in Denmark». Quest'ultimo è stato l'aspetto che forse ha amareggiato di più i danesi. Rasmussen si è limitato a parlare di calcoli commerciali fatti dai concorrenti delle imprese danesi ma ha evitato di indicare nomi o episodi precisi. Che appaiono però sui quotidiani di Copenaghen. Ed è davvero impressionante l'elenco delle imprese che si sono precipitate a prendere le distanze dalla Danimarca per non incorrere nelle ire dei musulmani.
La svizzera Nestlè ha comprato una pagina su uno dei quotidiani arabi più diffusi per far sapere che i suoi prodotti di latte in polvere Nido e Klim non sono preparati in Danimarca e non hanno neppure una goccia di latte danese. Iniziativa analoga da parte della Ferrero per sottolineare che il suo cioccolato Kinder è impastato con ingredienti che nulla hanno a che fare con Danimarca e Norvegia (l'altro Paese colpito dal boicottaggio islamico per aver riprodotto le vignette). Velocissimi a distanziarsi dai danesi anche i supermercati della catena francese Carrefour. Temevano di essere colpiti anche loro dal boicottaggio poiché un quotidiano parigino, France Soir, ha pubblicato le vignette sacrileghe. Ma sono riusciti a salvarsi perché davanti ad ogni supermercato della catena nei Paesi arabi hanno esposto la scritta: «Non vendiamo prodotti danesi».