Il premier ricusa il giudice: parziale E parte la crociata dei magistrati

La rivolta della Procura milanese e dell’Anm: «Illazioni da respingere con forza». Il Csm: tuteleremo i colleghi

da Milano

La pace è durata poco. Ieri è stato sufficiente che i difensori di Silvio Berlusconi depositassero l’istanza di ricusazione di Nicoletta Gandus, il giudice che sta processando il Cavaliere per la presunta corruzione del teste David Mills, perché contro il capo del governo ripartisse a ranghi compatti l’offensiva delle toghe e del loro sindacato, l’Anm. Sembra di essere ritornati di colpo indietro di cinque o dieci anni. E persino il capo della Procura milanese, Manlio Minale, un magistrato con l’ossessione della riservatezza, ieri ha convocato i cronisti giudiziari nel suo ufficio per consegnare un comunicato contro il premier che sembra scritto da Francesco Saverio Borrelli, il procuratore del «resistere, resistere, resistere». E il Csm ha aperto una pratica a tutela dei magistrati milanesi del processo Mills.
In realtà, la tempesta ha un prologo nella lettera inviata da Berlusconi al presidente del Senato, Schifani, in cui annunciando gli emendamenti al decreto sicurezza spiega che i processi in corso contro di lui a Milano costituiscono «l’ennesimo stupefacente tentativo di un pm di estrema sinistra di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, supportato da un tribunale supinamente adagiato sulla tesi accusatoria». Nel mirino ci sono Fabio De Pasquale, sostituto procuratore, e il giudice Nicoletta Gandus, che «ha assunto posizioni pubbliche di violento e netto contrasto» con i precedenti governi Berlusconi.
Ieri mattina, come annunciato dal premier, i suoi difensori Niccolò Ghedini e Piero Longo depositano l’istanza di ricusazione contro la Gandus. Vengono elencati sei interventi pubblici del giudice che sui temi più disparati - dalla fecondazione assistita al falso in bilancio alla devolution - ha pubblicamente accusato Berlusconi di avere fatto approvare leggi «che hanno devastato il sistema giustizia». «È certamente impensabile che la dottoressa Gandus possa serenamente giudicare colui il quale tali provvedimenti ha posto in essere quale capo del governo e a favore del quale sarebbero stati promulgati». Per questo Ghedini e Longo chiedono alla Corte d’appello di Milano di togliere il processo alla Gandus.
La reazione delle toghe è immediata. Parte il procuratore Minale con il suo comunicato: le accuse del premier vengono definite «illazioni» che vengono «respinte con forza», «le indagini sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell’esclusiva ottica dell’accertamento della verità». Subito dopo ecco l’attacco dei vertici dell’Associazione nazionale magistrati: che annunciano per oggi alle 15.30 una conferenza stampa dell’intera giunta esecutiva, e nel frattempo esprimono «piena solidarietà e sostegno ai magistrati oggetto di invettive tanto veementi quanto ingiustificate», attaccando frontalmente il capo del governo. «In uno Stato democratico ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica; ma chi governa il Paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Questi comportamenti rischiano di minare alla radice la credibilità delle istituzioni».
Commenta Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: «È molto inquietante la discesa in campo così marcata e politicizzata dell’Anm, in continuità con altre prese di posizione del passato. Ogni qualvolta il Parlamento intende legiferare si trova sottoposto ad una pressione fortissima della magistratura militante». Tra i processi che verrebbero sospesi se fosse approvato l’emendamento c’è anche quello per i presunti soprusi nella caserma di Bolzaneto durante il G8.