Un premier da ridere

di Vittorio Macioce

L’ultima è questa. «Monti è talmente istituzionale che quando è nato si è congratulato con la madre». Oppure questa. «Nella squadra di governo Di Paola, Cancellieri, Severino, Terzi, Fornero, Balduzzi, Clini, Milanesi, Giarda. L’unico precedente simile è il Foggia di Zeman». Eccolo. Il premier bocconiano, con la sua truppa di professoroni, si sta lentamente guadagnando le attenzioni della satira. È il segno che ormai è davvero uno che conta. Che ci vai a fare a Palazzo Chigi se nessuno racconta barzellette su di te? Neppure una battuta, uno straccio d’aforisma. È come un giapponese che viene in Italia senza macchina fotografica. Non ha visto nulla.
Mario Monti è il vicino di casa che spunta inaspettato da chissà quale quartiere lontano. Nessuno lo conosce davvero bene, ma intanto lo salutano, sorridono, è un signore tanto distinto, davvero a modo, sembra una così brava persona. Intanto lo studiano, s’incuriosiscono, chiedono che fa. E’ un professore, anzi di più un rettore, scrive sul giornale, va tutti i giorni a messa e la domenica lavora. Ma in tv? No, no, in televisione non tanto. Ecco così che piano piano in Italia si va sviluppando la «monteide», la narrazione del meraviglioso mondo del professor Monti, pardon rettore, e si inseguono gli aforismi, le battute di spirito, gli aneddoti, le curiosità, le manie, i caratteri del personaggio. Il nuovo vicino di casa è ormai uno di noi. Sappiamo già quasi tutto quello che c’è da sapere. Non l’essenziale, ma i contorni gustosi. Il rettore è un loden verde. È british, parla english, legge economist, passa in Goldman, sente Obama, vede Merkel, saluta Sarkò. Il rettore è austero e serio, ma con la freddura in tasca quando serve. È europeo, tanto europeo, molto europeo, solo la macchina è italiana perché fa rappresentanza. Monti consulta, Monti provvede, Monti stravede. Monti ha un biglietto d’ingresso pronto per il Quirinale. E intanto nei bar, negli uffici del quartiere, sul web, sui social network cominciano a raccontarlo così, un po’ sfottendolo, come si fa con le vecchie conoscenze. Il professore, pardon rettore, ovverosia il premier, è ormai uno di noi, quasi un amico. Si scherza sull’età. Dicono. «Monti ha cancellato il ministero della gioventù. E ora al suo posto che c’è? Il ministero del “Ai miei tempi!”». Mario Monti è un predestinato. Arriva lui e i mercati scappano. Questo ci hanno raccontato e all’inizio gli italiani ci stanno credendo. Si sforzano. È un parafulmine. Subito arriva la battuta, questa davvero bella e sottile. «La crisi del ’29 fu risolta annunciando che nel ’43 sarebbe nato Monti». Micidiale.
La popolarità dei ministri non è certo quella di uno Scilipoti. Così qualche sferzata sul «chi è chi» dei vari professori è quasi scontata. Malignità. «La lista dei nuovi ministri dà un nuovo significato alla frase “Lei non sa chi sono io”». Su Facebook un ragazzo scrive: «Mercati ancora incerti dopo la presentazione del nuovo governo. Certo, ci vuole un po’ di tempo a cercare su Wikipedia tutti quei nomi».
Non c’è dubbio che il governo tecnico piaccia alla Merkel. I tedeschi adorano il loden di Monti. Non a caso il ministro degli esteri della Germania ha dato il pieno appoggio al piano economico del nuovo premier. Subito. Prima addirittura che il piano fosse presentato. Una fiducia al buio. E allora c’è qualcuno che scherza così: «Nel governo due banchieri, un ammiraglio e un ambasciatore. Positive le prime reazioni della Prussia».
Il rettore e i poteri forti. «Quando Monti va a piazza Affari la scultura di Cattelan alza il pollice». Il rettore e le banche: «Cambia il governo in Italia: dal Pdl alla Bce». C’è lo spazio anche per il surreale, con una punta di fantasy: «I Monti? Sono i nascondigli preferiti dai Draghi». Ma più di tutto piace il Monti anti crisi. Solo il rettore poteva rassicurare tutti sulle sue ricette.
Niente più onorevoli e senatori, questa è la stagione dei tecnici. Il rettore ci ha provato, ma alla fine si è dovuto accontentare dei suoi amici di briscola. Gli italiani ironizzano: «Monti rammaricato per l’assenza di politici. E dire che ha perlustrato tutto il Parlamento». Come ha detto il giorno dell’insediamento? Servono sacrifici, non lacrime e sangue. Qualcuno a penna ha aggiunto: «Quindi soffrite pure, ma senza sporcare»