«Il premier rischia se la Calabria torna al voto»

Felice Manti

da Milano

Il governatore della Calabria, Agazio Loiero, è alle prese con una difficile crisi politica all’interno della maggioranza di centrosinistra per la nomina di un dirigente con delega ai Fondi Ue ed è coinvolto in un’inchiesta sugli appalti per la Sanità.
Qualora dovesse dimettersi o se il Consiglio venisse sciolto, che cosa succederà?
«Se il Consiglio si scioglie, lo fa indipendentemente dalla mia volontà. Non lo sogno ma è nell’ordine delle cose se permane questa difficoltà con Ds e Margherita. Se questi due partiti restano fuori non voglio procedere senza di loro. Ma se si va al voto non vince nessuno...».
Lei si ricandidera?
«Farò di tutto, mi batterò perché le cose non precipitino. Voglio offrire ai miei alleati un tavolo per rivedere tutti gli equilibri. Ma se non andasse a buon fine io farò un passo indietro, non mi ricandiderò. Il mio fallimento sarebbe troppo bruciante».
La rottura con i suoi alleati che cosa comporterà?
«Il Partito democratico meridionale che ho fondato dopo essere uscito dalla Margherita ha preso quasi 60mila voti, circa il 6%, racimolati in un mese. Senza apparentamento con il centrosinistra, come era quasi avvenuto se non fosse intervenuta la mediazione di Prodi, le elezioni le avrebbe vinte Berlusconi. Abbiamo dato un senatore indispensabile per la maggioranza e non abbiamo avuto il trattamento che avremmo meritato da Ds e Margherita. Mi sono battuto per tenere il Pdm ancorato all’Unione, ma se muore la legislatura ricucire sarà complicatissimo».
Che cosa ne pensa dell’omicidio Fortugno?
«Sono convinto che è stato ucciso una persona buona che non poteva avere rapporti con la ‘ndrangheta, pur vivendo in una realtà dove è difficile non fare certi incontri. Lui era una persona pulita, un uomo attento ai bisogni delle fasce deboli, un cattolico».
Nell’omicidio potrebbe anche essere coinvolto un consigliere della Margherita Crea che lei non voleva...
«Al momento Crea non ha ricevuto alcun avviso di garanzia. E faccio una fatica del diavolo ad immaginare un suo coinvolgimento. Anzi, per essere ancora più chiari, lo escludo. L'impianto accusatorio sembra reggere. Gli inquirenti stanno facendo uno straordinario lavoro, mi hanno già ascoltato in pool, Sono sicuro che arriveremo presto alla verità».
Il suo avviso di garanzia è stato anticipato dall’Espresso. Come se lo spiega?
Una settimana fa il pm de Magistris mi aveva chiesto un incontro riservato. Mi chiede di discutere delle inchieste sulla Sanità come «persona informata dei fatti» e mi invita a presentarmi con discrezione. Non l’ho detto a nessuno, neanche ai miei familiari. Ma solo qualche giorno dopo il mio portavoce mi ha detto che alcuni giornalisti già erano a conoscenza dell’incontro».
Se c’è stata una fuga di notizie, dunque, è dalla Procura che si deve partire...
«Non lo so. L’Espresso ha pubblicato alcune conversazioni e scrive che sono indagato da sabato. A me l’avviso è arrivato lunedì. La coincidenza tra il mio coinvolgimento e la crisi aperta con la mia maggioranza è sconvolgente, e so che la magistratura sta già indagando. Ci sarebbe voluta un po’ di cautela. La trasparenza deve esserci e deve soprattutto apparire. Un avviso di garanzia non significa niente, ma per me diventa un fardello insopportabile. Non perché io debba temere qualcosa. Ho sfidato i giudici a trovare la benché minima prova, proprio per lanciare al pm e ai miei elettori un preciso messaggio di trasparenza.
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