Il premier sceglie il silenzio Nell’Ulivo è già resa dei conti

Laura Cesaretti

da Roma

È seccato, Romano Prodi, e a chi gli chiede cosa farà il governo sui Pacs replica tagliando corto: «Abbiamo già fatto tutte le dichiarazioni possibili. Non ho nulla da aggiungere».
In effetti, in pochi giorni dalla sua maggioranza è uscito tutto e il contrario di tutto sul tema. Ed è successo esattamente quello che Prodi aveva cercato di evitare con l’emendamento alla finanziaria presentato alla chetichella dal governo per equiparare i diritti ereditari di coppie sposate e conviventi. Un emendamento che qualcuno fa risalire al sottosegretario all’Economia ds Grandi, altri alla ministra Pollastrini, ma che in ogni caso aveva l’avallo del premier e l’appoggio della Quercia. E un obiettivo preciso: disinnescare la mina Pacs, facendo passare per una via secondaria (la Finanziaria, con tanto di fiducia) l’equiparazione dei diritti delle coppie sposate e non, lontano dai riflettori e senza dover affrontare «chiarimenti» assai complicati tra le varie anime della coalizione.
I cattolici di maggioranza si sarebbero trovati davanti al fatto compiuto, e dopo qualche doverosa polemica il caso si sarebbe chiuso. Invece la Margherita se ne è accorta, i teodem son partiti per la crociata e ora il caso Pacs è esploso, le spaccature etiche dentro l’Unione sono venute clamorosamente a galla, l’opposizione ci inzuppa il pane, Vaticano e prelati vari lanciano minacciosi avvertimenti al governo, e a Prodi tocca incassarli. E il suo governo si trova costretto a gestire la patata bollente, e sfornare con il nuovo anno un disegno di legge sulla materia. Che sarà un bel «banco di prova» per la tenuta della maggioranza, come prevede il sottosegretario verde Cento, e per la sua «capacità di respingere i ricatti integralisti» che si stanno dispiegando fuori e dentro l’Unione.
Il Senato voterà a partire dalla prossima settimana la Finanziaria,e l’ordine del giorno ad essa allegato che rimanda al ddl sui Pacs. «Fino ad allora tutto filerà liscio, lo scambio tra ordine del giorno ed emendamento ritirato dal governo è stato sottoscritto da tutti», prevede Enzo Carra della Margherita. «Ma quando si tratterà di metter mano al ddl, cominceranno i guai. Vediamo cosa ci scriveranno».
Intanto il fuoco di sbarramento vaticano è già iniziato, e i teodem della Margherita son pronti a cavalcarlo. Ma dentro l’Unione l’irritazione nei loro confronti, dopo il naufragio dell’emendamento, è fortissima. Persino Clemente Mastella li azzanna: «Sarebbe stato meglio che il governo non entrasse in questa storia. Ma possibile che stiamo tutti appresso alla Binetti?». La convivenza dentro l’Ulivo tra sinistra e clericali si fa sempre più difficile, e la capogruppo Anna Finocchiaro non lo nasconde: «Stiamo sottoponendo a stress continui tutta l’Unione, i teodem smettano di tirare la corda perché c’è un punto di rottura», avverte con durezza. Ce l’ha con la Margherita, che ha tentato il colpo basso di far scrivere nell’ordine del giorno che il ddl sui Pacs andava concordato con la Cdl e che cerca di renderle ogni giorno più difficile il già improbo compito di guidare il suo gruppo nei marosi del Senato. Trovando sponde anche nei Ds, come dimostra la vicenda Serafini sulla droga.
Il fatto è che la questione rischia di diventare il punto di caduta delle tensioni sul Partito democratico, e la Finocchiaro (che per molti esponenti ds, a cominciare da D’Alema, è la candidata ideale a futura leader del futuro partito) si ritrova in prima linea. Ma non ha intenzione di mollare: «Se i teodem continuano a ricattare la maggioranza finiscono per far perdere la pazienza a tutti, a cominciare da Prodi. L’unico risultato che hanno ottenuto è che ora dovranno ingoiare il ddl sui Pacs», spiegano in casa ds.