Il premier della Scozia: «Convincerò gli elettori a votare l’indipendenza»

Il leader dell’Snp rilancia l’idea di un referendum per la secessione: «Anche la Bbc entri nel dibattito sulla revisione della devolution»

La sua storica vittoria, alle elezioni per il rinnovo del Parlamento scozzese del 3 maggio scorso, ha irritato così tanto Tony Blair, allora in carica come primo ministro, che l’ex premier - rompendo l’etichetta - non si è mai congratulato con lui. Eppure Alex Salmond, 52 anni, leader dello Scottish National Party, il movimento che ha messo fine a cinquant’anni di potere laburista incontrastato in Scozia, non se n’è fatto un cruccio. Anzi. Rompendo anche lui il protocollo, il nuovo First Minister scozzese - di fronte a una regina impassibile - nel giorno di apertura dei lavori dell’Assemblea di Holyrood ha pronunciato un discorso che i suoi oppositori hanno definito «oltraggioso». «Sua Maestà, non le sarà sfuggito che sono il primo First Minister dello Scottish National Party eletto da questo Parlamento. Credo nella restaurazione di una Scozia indipendente, mentre altri in questa stanza hanno posizioni differenti», ha detto Salmond facendo scoppiare una bufera.
La politica inglese, insomma, da circa cento giorni deve fare i conti col primo governo nazionalista dall’introduzione della devolution voluta da Blair nel 1999. Un esecutivo, quello di Salmond, che fa tremare Londra. Perché il leader nazionalista non ha nessuna intenzione di demordere: vuole dare alla Scozia l’indipendenza o quantomeno strappare la revisione della devolution, perché Edimburgo possa avere ancora più poteri anche in altre materie rispetto a quelle già nella sua competenza esclusiva (sanità, scuola e trasporti). Due giorni fa il First minister ha presentato un «Foglio bianco» in cui insiste su un referendum di riforma costituzionale, con tre opzioni per i cittadini: lasciare invariato lo status quo, estendere i poteri del Parlamento scozzese o dare alla Scozia piena indipendenza.
I partiti di opposizione dicono che lei abbia messo la Scozia con le spalle al muro: o ci date più poteri o spingeremo per l’indipendenza.
«Ho solo fatto quello che ho promesso agli elettori. Aprire un dibattito sul futuro politico e costituzionale della nostra terra entro i primi cento giorni del mio governo. E un risultato l’ho già ottenuto: laburisti e conservatori, prima delle elezioni, avevano alzato un muro su questi argomenti. Ora si dicono pronti a discutere sulla possibilità di dare più poteri alla Scozia».
Eppure il suo governo di minoranza non ha i numeri per indire un referendum e i sondaggi dicono che solo il 31% degli scozzesi è favorevole a una Scozia indipendente...
«La politica è un territorio di eterni cambiamenti. In cento giorni gli elettori hanno capito di avere un governo competente ed efficiente. I sondaggi condotti sull’indipendenza pongono la domanda in maniera troppo aggressiva. Io sono convinto che se chiederemo agli scozzesi un endorsement, riusciremo a guadagnarci il loro appoggio».
Ma l’indipendenza darebbe davvero alla Scozia grossi vantaggi? Edimburgo riceve da Westminster il 20% in più a persona per la spesa pubblica rispetto all’Inghilterra...
«Sciocchezze. La Scozia è il tesoro delle risorse naturali del Regno Unito. Ha petrolio, energia eolica e forza lavoro. Potremmo diventare ricchi come l’Irlanda o la Norvegia. E a proposito di Londra, vuole che le citi un dato? Gli scozzesi rappresentano il 9% della popolazione britannica e contribuiscono per la stessa quota a rimpinguare le tasche della Bbc. Sa quanto spende la Bbc per la Scozia? Il 4%».
A proposito di Bbc, è vero che lei vuole che il notiziario della sera, il più seguito, venga fatto in Scozia per la Scozia?
«Sì, certo. Non vedo perché gli scozzesi debbano ascoltare servizi televisivi sulla sanità e sulla scuola inglese che non li riguardano. Con la devolution noi abbiamo già di fatto un sistema diverso in questi settori. Quello della Bbc è un esempio di materie che potrebbero già essere devolute senza la necessità di un referendum costituzionale».
La questione scozzese rischia di creare problemi al premier Gordon Brown. Stando ai sondaggi l’Snp oggi è 15 punti avanti rispetto al Labour...
«Sì, è vero. E il leader scozzese dei Tory, Jack McConnell, si è dimesso due giorni fa. Io sono d’accordo con gli inglesi che trovano ingiusto che a Westminister ci siano scozzesi che votano per le loro leggi quando loro non possono fare il contrario. Ma alla fine, se dovessero esserci elezioni anticipate, credo che il Labour perderebbe seggi in Scozia ma avrebbe ancora ampi margini di vittoria nel resto del Paese. Ma questa è un’altra storia. Noi ora guardiamo al futuro di questa terra e abbiamo un progetto per il suo futuro».