Il premier in Senato elenca i sacrifici anticrisi

L’esecutivo incassa la fiducia con 281 voti, solo la Lega dice no. Confermate le misure previste da Berlusconi nella lettera alla Ue

Roma - La ricetta di Mario Monti per fare ripartire l’Italia e convincere i mercati non è tanto diversa da quella di Silvio Berlusconi. La discontinuità con il governo di centrodestra, è nel ritorno dell’Ici sulla prima casa e in un passo differente sulle pensioni. Ma i contenuti delle manovre estive di Giulio Tremonti, della lettera dell’Italia alle istituzioni europee e del pacchetto sviluppo sono parte del programma di governo. Questo è almeno quanto è emerso ieri al primo appuntamento parlamentare da presidente del Consiglio, la fiducia della camera alta, ottenuta con 281 sì e appena 25 no (l’esatto numero dei senatori leghisti).
Discorso, tenuto in un Senato blindato dalle forze dell’ordine a causa delle contestazioni degli studenti che lo individuano come l’uomo delle lobby. Polemica approdata anche in Parlamento, tanto da meritare una risposta diretta: dietro al governo non ci sono «complotti internazionali o poteri forti o superpotenze. Non sono sicuro che le multinazionali mi abbiano accolto come un loro disciplinato servitore». Il riferimento è a quando era commissario europeo alla concorrenza.
Monti si è appellato al Paese chiedendo il sostegno a un «governo di impegno nazionale» per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza». Compito «difficilissimo», da realizzare puntando su «rigore, crescita, equità». Ha assicurato di non volere entrare in competizione con la politica, ha spiegato che le misure per la crescita saranno impostate e messe a disposizione dei futuri governi. Ma i sacrifici ci saranno e il premier non li ha nascosti.
Torna l’Ici per tutti Torna la tassa più odiata dagli italiani. Il governo, ha spiegato Monti, deve «riesaminare il prelievo sulla ricchezza immobiliare che in Italia nel confronto internazionale è percentualmente più bassa. L’esenzione dell’Ici sull’abitazione principale più che una peculiarità è un’anomalia» italiana. Il no del Pdl (che su questo punto ieri ha sospeso il giudizio) aveva fatto pensare ad un accantonamento, ma la natura strutturale dell’imposta comunale degli immobili, gli introiti (3,5 miliardi, come ha scritto Tremonti nell’ultima comunicazione con Bruxelles), e le pressioni della sinistra per una patrimoniale, l’hanno fatta tornare in cima all’agenda.
Pensioni: basta privilegi Monti riconosce che «il sistema previdenziale italiano è tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci ad assorbire eventuali shock», anche grazie agli aumenti dell’età della vecchiaia, decisi dal precedente esecutivo, che sono - ha spiegato - più rigorosi di quelli della Germania e delle Francia. Però «permangono ampie disparità di trattamento tra generazioni e categorie di lavori e aree ingiustificate di privilegio», sulle quali il governo interverrà. Chiaro il riferimento al fatto che ci sono ancora pensioni calcolate con il metodo retributivo. Una premessa, quindi, alla formula studiata da tempo dall’attuale ministro del Welfare Elsa Fornero. In sintesi estrema: età di uscita flessibile (63-70 anni) e applicazione del contributivo per tutti, a partire dall’entrata in vigore della riforma.
Flessibilità Monti non nomina lo Statuto. E la spiegazione la dà il giuslavorista Pd Pietro Ichino. «Ha eliminato elementi ansiogeni» dalla riforma del lavoro. Ma la sostanza non è tanto diversa dalle politiche di Maurizio Sacconi. «Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro» perché in Italia «alcuni sono eccessivamente tutelati ed altri privi di tutele e assicurazioni». Il nuovo quadro normativo «verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro» non a quelli in essere. Parole che fanno pensare al progetto Ichino di un contratto unico con tutele crescenti, ma solo a valere solo dai nuovi contratti. Il riferimento alle parti sociali fa invece pensare a un ritorno alla concertazione anni Novanta.
Iva per alleggerire il lavoro I tempi saranno sicuramente lunghi per una riforma fiscale. Nel breve termine si potrà ridurre il «peso delle imposte e dei contributi che gravano sull’attività produttiva finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà». In sostanza, aumenti dell’Iva e patrimoniale (o Ici), per defiscalizzare il lavoro. E questo si potrà fare già con l’attuazione della delega fiscale di Tremonti.
Numerosi i richiami diretti alla «attuazione» di misure del pacchetto sviluppo. Le infrastrutture con il project financing, le liberalizzazioni vincendo le «resistenze e le chiusure corporative» attraverso il «riordino delle professioni, dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime». La riforma delle Università è quella di Mariastella Gelmini.
Poi il pareggio di bilancio nella Costituzione, primo punto toccato nel discorso al Senato e impegno di Tremonti da portare a termine. Così come le manovre estive. «Daremo piena attuazione, completandole con interventi in linea con la lettera inviata alle autorità europee». Nelle prossime settimane «valuteremo eventuali correttivi». Cioè un a nuova manovra, nel caso in cui servisse compensare gli effetti sui conti della crescita sotto le aspettative. Primo vero scoglio di Monti.