Il premier è sereno? Lo saremo anche noi

Prodi fa come i paguri: quando non c’è alcun pericolo sta con la testa fuori mostrando le tenaglie con il ventre mollo nella conchiglia fregata a qualcun altro. Ma appena si avvicina l’ombra di un’alga si chiude proditoriamente dentro e non apre più e così rinvia, rinvia tutto. Il suo ultimo motto è non fare serenamente nulla, dopo aver invitato tutti alla serenità.
Sul welfare per esempio ha detto: «Spero in una ripresa serena ma non si può avere tutto». Mastella gli ha risposto con una battuta da gelataio: «Un autunno caldo rischia di sciogliere tutto». Troppo tardi. Prodi si era già rintanato in fondo al guscio e non tirerà fuori le pinze fino a settembre, quando sarà troppo tardi. La politica del rinvio lo rende sereno. Rinviare sull’Unipol e le sue grane lo tranquillizza. Rinviare i nodi della finanziaria permette alle acque torbide di depositarsi.
Nel frattempo si è imposto di mettere la testa sotto il cuscino per meglio affrontare, da una posizione serena, la grana delle pensioni per la quale gli danno la caccia i burocrati europei che hanno trovato ridicolo e offensivo il limite dei 58 anni. Bussano alla sua porta i problemi, le scadenze, le cambiali della politica. Ma il paguro ha chiuso e non risponde. È sereno, avvertono i suoi.
Finora, non c’è che dire, ce l’ha fatta: il Parlamento indossa già costume da bagno e imbraccia serenamente paletta e secchiello e dunque il paguro si sente forte. Il Quirinale, che lo aveva fatto svegliare tutto sudato per i brutti sogni sull’autonomia politica della maggioranza, adesso lo ha sedato. Sulla faccenda delle intercettazioni ha preteso che fosse chiaro che quando si tratta dei nemici la legge si applica e quando si tratta degli amici si interpreta. Segue serenamente lo stato di assedio della sinistra radicale che promette sfracelli d’autunno con il rifondarolo Franco Giordano che certifica lo stato di crisi dentro la maggioranza. E lui sbadiglia.
Quella serena creatura che è Oliviero Diliberto lo accusa di «soperchieria» dopo che Sircana ha detto che il dossier sul welfare è intoccabile e lui sorride: soperchieria ha un bel suono. Sereno. I sondaggi indipendenti lo danno in perdita netta persino rispetto a Bush dopo quattro anni di guerra in Irak e i suoi alleati sghignazzano quando lo sentono nominare, ma il paguro, asserragliato in se stesso, è serenamente pronto anche per la padella.
In questo quadro penoso e flaccido vogliamo sottolineare la determinazione di Berlusconi che finalmente da qualche settimana chiede elezioni anticipate subito, con un governo istituzionale a termine che porti il Paese alle urne e si conceda tutt’al più qualche ritocco alla legge elettorale. Adesso si tratta di vedere chi, nella maggioranza, si deciderà a far cadere questo premier sereno e ridicolo per rispedirlo a casa. Il problema è che, così come i tacchini non amano il Natale, la sinistra non ama le elezioni. Ma l’attendismo di Prodi, la sua strategia da paguro impaurito ha già prodotto la crisi interna alla sinistra radicale che sta sfondando la tenue membrana che tiene unita la coalizione. L’autunno è alle porte e, come dice Mastella, per Halloween tutto si sarà squagliato. Forse usciremo dall’incubo prima di Natale e a primavera la parola tornerà alle urne.