Il premier sfida i finiani e stringe sul federalismo

Berlusconi tende la mano a Fli, conferma gli equilibri nelle commissioni ma preme sulle cinque riforme per cui ha ottenuto la fiducia. Giustizia e Lodo, due settimane per l’accordo. Poi Cdm su fisco, Sud e sicurezza. <a href="/interni/la_politica_e_rimasta_camicia/07-10-2010/articolo-id=478406-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>L'editoriale</strong></a> di <em>Alessandro Sallusti</em><br />

RomaMano tesa di prima mattina ma pochi sconti nel pomeriggio. Già, perché la riunione dei capigruppo di maggioranza - allargata per la prima volta al Fli - è, spiega in privato Berlusconi, un messaggio piuttosto chiaro. Non solo perché dà il via libera alla conferma di tutte le presidenze di commissione, comprese quelle finiane, ma anche perché legittima la cosiddetta terza gamba. Un segnale di pace al quale segue però una decisa accelerazione se il Cavaliere mette nero su bianco la road map che dovrebbe portare alla realizzazione dei cinque punti progammatici su cui ha incassato la fiducia. Il timing è eloquente: si inizia con il federalismo e si prosegue con la giustizia, due temi che per ragioni diverse sono piuttosto indigesti a un Fini che è comunque vincolato al programma di governo. Poi a tarda sera, durante il ricevimento di nozze del capo ufficio stampa Pdl Luca D’Alessandro con Paola Picilli parla del suo rapporto con l’ex cofondatore Pdl: «Che amarezza - ha detto ad alcuni deputati, dopo 16 anni in cui l’ho trattato come un figlio - essere ripagato così».
Di certo, c’è che il premier è deciso ad andare avanti con la legislatura e dare l’immagine di un governo che non si perde nelle beghe interne. Eppoi c’è l’ombra di un eventuale esecutivo tecnico che si fa sempre più lunga. Un concetto su cui Berlusconi ragiona ormai da qualche giorno con il timore che a via dell’Umiltà facciano a pugni con la matematica più di Alvaro Vitali in Pierino contro tutti. Già due volte, infatti, i conti non sono tornati e su una questione tanto delicata come quella di un governo-ponte c’è da fare la prova del nove più d’una volta. Un ribaltone, infatti, non sarebbe altro che il primo pass verso il dopo Cavaliere visto che Berlusconi si troverebbe da un giorno all’altro senza lo scudo del legittimo impedimento e in balia dei processi Mills, Mediatrade e diritti tv.
Insomma, meglio dar retta a Letta, Bonaiuti, Alfano, Frattini e a tutto il pattuglione che spinge per trovare un punto di equilibrio con il Fli. Perché, dice pubblicamente il premier, in caso di crisi «sarebbe facile costruire un governo tecnico». Ragione in più per stringere i tempi anche sul fronte dello scudo, visto che se nelle prossime due settimane si definirà una riforma complessiva della giustizia è chiaro che in qualche modo si dovranno anche tirare le somme della trattativa tutt’ora in corso sul lodo o altre eventuali soluzioni.
Sul tavolo, però, c’è anche un fronte tutto interno al Pdl visto che la fuoriuscita dei finiani non ha per nulla placato - anzi - la contrapposizione tra ex Forza Italia ed ex An. Ieri c’è stato un pranzo «riservato» tra La Russa e Gasparri da una parte e Frattini e Gelmini dall’altra. Ma sono settimane che tra Milano - ad altissimi livelli - e Roma - con le seconde fila - vanno avanti le riunioni «carbonare» in cui gli ex azzurri lamentano di essere schiacciati dagli ex An. L’ultima martedì sera al ristorante Strega, pochi passi dal Viminale. Sul tavolo i posti lasciati vuoti dai finiani: quello di tesoriere del gruppo (Liberamente preme perché sia la Bertolini a sostituire la Moroni) e quello di responsabile della comunicazione (già di Briguglio). In un quadro molto articolato se l’associazione che fa capo a Frattini e Gelmini non pare troppo in armonia con l’area del Pdl che fa riferimento a Cl. Tanto che Formigoni e Lupi non sono affatto contenti dell’attivismo di Liberamente.