Il premier si fida di Fassino e incassa i fischi a sinistra

Il leader Ds ha convinto Prodi che Confesercenti non l'avrebbe criticato perché vicina all'Unione

Roma - Un uno-due da togliere il fiato anche se i fischi per Romano Prodi non sono una novità. Lunedì le contestazioni degli ambientalisti siciliani a Noto, ieri l’assemblea di Confesercenti. Due giorni consecutivi di proteste nei suoi confronti non si erano mai verificati, nemmeno nei periodi caldi di gestazione della Finanziaria. E questo al premier non è andato giù. Prodi, infatti, era restìo a partecipare alla manifestazione. Secondo quanto si apprende, sarebbe stato il segretario dei Ds Piero Fassino a convincerlo adducendo come motivazione la tradizionale vicinanza al centrosinistra dell’associazione di categoria.
Di qui il malumore del Professore e del suo entourage, stemperato a malapena negli altri obblighi istituzionali come il tavolo sulle pensioni. Il sospetto di essere caduto in una trappola è difficile da dissipare. Soprattutto quando ogni occasione è buona per marcare l’emancipazione da Prodi del nascente Partito democratico. I primi segnali che non tutto sarebbe filato liscio il premier li ha avvertiti mentre il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, leggeva la sua relazione. «Possibile che non vi accorgete che gli italiani sono stanchi delle lotte di potere interne alle coalizioni?», ha detto. «Se volete il nostro consenso, dovete perseguire con determinazione abusivismo, sommerso ed elusione», ha aggiunto puntando il dito contro l’inasprimento degli studi di settore che «spremeranno» oltre 15 miliardi in quattro anni.
Allo stesso modo, Venturi ha tenuto il punto sulla destinazione del tesoretto alle imprese, sull’eccessiva pressione fiscale e sulla riforma delle pensioni, difendendo le leggi Dini e Maroni. Attacchi duri sono stati riservati anche al proliferare della grande distribuzione e alle liberalizzazioni del ministro Bersani («nonostante il prezzo della benzina continui a crescere, si individua nei gestori l’unico colpevole»).
In quel momento il quadro era chiaro: l’ennesima denuncia nei confronti del governo anche da parte di un’associazione «amica». Prodi si è alzato per abbandonare l’Auditorium romano insieme ai ds Fassino e Chiti. Non l’avesse mai fatto: fischi, urla, «buffone, buffone!», «vattene a casa!». Qualche commerciante, inoltre, ha alzato cartelli di protesta. Tra le varie scritte «Prodi e Bersani nemici dei benzinai»; «Prodi e Bersani favoriscono la Gdo (grande distribuzione organizzata, ndr)».
Venturi ha cercato di placare gli animi: «No alle claque. Noi siamo un’organizzazione ospitale». A rappresentare il governo sono rimasti i ministri Rosi Bindi e Cesare Damiano, che con il suo intervento ha scaldato un po’ la platea. «Il governo va bene quando c’è un mix di fischi e di applausi», ha commentato con sarcasmo il ministro dell’Università e leader di Sinistra democratica, Fabio Mussi. Anche per il segretario del Prc, Franco Giordano, «bisogna accelerare il salto di qualità e risarcire le classi» che si attendono una qualche compensazione. Mauro Fabris dell’Udeur non è andato per il sottile. «Piuttosto che difendere l’indifendibile - ha rilevato - ragioniamo su come arrivare all’abolizione degli studi di settore».
Per la Cdl si tratta, invece, di una conferma. «Quei fischi sono lo sfogo della gente», ha dichiarato Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi. «Prodi deve andare a casa perché qualsiasi luogo per lui è occasione di bocciatura e di dissenso. C’è un verdetto democratico emesso dal Paese che neanche al Quirinale potranno ignorare», ha aggiunto Maurizio Gasparri (An). Pure il presidente di Confindustria Montezemolo ha fatto notare che «il malcontento è più diffuso di quel che appaia».
In serata, Palazzo Chigi, in versione oracolo di Delfi, ha fatto trapelare la sua versione chiudendo la stalla quando i buoi erano già scappati. «I fischi - si rivela - non fanno piacere. Ma non ci arrocchiamo, non è che non andiamo in giro». Secondo lo staff prodiano, è questione di «enfatizzazione mediatica» perché «gli applausi non li ascolta nessuno», è colpa di «un clima che si è creato e che riguarda tutti». Oggi Prodi nel question time alla Camera sarà chiamato a rispondere, tra l’altro, a un’interrogazione di An sugli studi di settore. Almeno a Montecitorio dovrebbe essere risparmiato dai fischi.