«Il premier sia eletto direttamente dal popolo»

nostro inviato a L’Aquila

Chi guida il governo viene già eletto, nei fatti, dai cittadini: se ne prenda atto e si modifichi di conseguenza la Carta. Silvio Berlusconi torna a chiedere che «la Costituzione formale venga aggiornata e messa al passo con la realtà del Paese». Il vecchio pallino torna così alla ribalta, finendo nero su bianco sul nuovo libro di Bruno Vespa, Donne di cuori, sugli scaffali da domani. «Sarà il Parlamento, nei prossimi mesi, a definire quale sia il modello più adatto alla realtà italiana», aggiunge il premier, senza sciogliere quindi il nodo sulla scelta prioritaria, tra l’elezione diretta del presidente del Consiglio o del capo dello Stato. Di certo, insiste Berlusconi, «ciò che conta è che il titolare del potere esecutivo venga scelto direttamente dal popolo e con lui la forma di governo. Di fatto, è quello che già succede nella costituzione materiale».
L’inquilino di Palazzo Chigi va anche oltre. E rilancia sulla necessità che siano distinti i ruoli tra i poteri dell’esecutivo e del presidente della Repubblica: «Credo che sarebbe utile. È giusto e corretto che il Quirinale e il governo mantengano le loro funzioni nell’ambito di una leale collaborazione». Sempre in tema di riforme, il Cavaliere conferma il via libera alla riduzione del numero dei parlamentari. «L’avevamo già realizzata nella nostra precedente legislatura - ricorda a Vespa - ed è stata la sinistra a farla abrogare con un referendum. Comunque, ci riproveremo e sono sicuro che ci riusciremo». Magari a partire dal 2013. Convinto poi che «il federalismo è una responsabilizzazione per tutti, e servirà a migliorare l’efficienza in tutto il Paese», per Berlusconi gli attacchi delle stampa internazionale non l’hanno indebolito. «Al contrario, se debbo dirla tutta, gli altri leader che incontro mi fanno i complimenti. Nessuno di noi, mi dicono, avrebbe potuto resistere a un terzo degli attacchi che hanno rivolto a te».
Lasciata la capitale per l’Abruzzo, il Cavaliere, nel giorno della festa delle Forze armate, ne approfitta per salutare i militari impegnati nella missione Gran Sasso (al mattino, alla cerimonia all’Altare della Patria, stretta di mano con Giorgio Napolitano, la prima dopo la bocciatura del Lodo Alfano): «Un grazie di cuore per quello che avete fatto e per come lo avete fatto». «Credo che gli italiani non abbiano mai sentito i militari così vicini e dediti al bene concreto del Paese», afferma al pranzo alla caserma della Guardia di finanza di Coppito - dove incontra il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ha finanziato la nuova Casa dello studente. E ancora: «C’è un’Italia che non fabbrica il fango, per buttarlo addosso a questo o quell’altro, persone di buon senso e buona fede, che è orgogliosa di essere italiana». Il passo è breve per parlare del rapporto con l’opposizione. «Non ho avuto occasione di sentire Bersani, ho letto le sue dichiarazioni, ma non sono cortesi e riguardose nei confronti di chi ha responsabilità di governo», dice il premier a La vita in diretta. «Non sono partiti col piede giusto, noi eravamo e rimaniamo a disposizione», aggiunge, avvertendo però: nessun dialogo «fin quando staranno in funzione le fabbriche del fango e dell’odio».
Così, dopo aver annunciato che per Natale saranno riaperte 71 chiese, danneggiate dal sisma, Berlusconi rivendica che la ricostruzione post-terremoto è avvenuta senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. «Ci aspetta ancora un lungo lavoro, a partire dal centro aquilano», spiega a seguire nel corso della consegna di nuovi alloggi per la famiglie, prima a Sant’Elia, poi a Fossa, nei pressi di Onna. Un sopralluogo, il primo, dove si sono registrati momenti di tensione. Ai giornalisti dei quotidiani è stato impedito, dal responsabile dell'immagine del Cavaliere, di avvicinarsi al premier. «Motivi di sicurezza», è stata la spiegazione, impartita pure agli agenti. E a nulla sono valse le rimostranze dei cronisti, né l’intercessione di un rappresentante dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi. Una scena surreale (spintoni, urla, trattenute, richieste d’identificazione), a cui assistono sbigottiti i neo-inquilini. Una vicenda stigmatizzata pure da una nota dell’Associazione stampa parlamentare.