Il premier suggella l’apertura all’opposizione

<strong><a href="/a.pic1?ID=261305">L'intervento di Silvio Berlusconi</a></strong> per la fiducia alla Camera. Il Cavaliere ai suoi: &quot;È arrivato il momento di aprire una nuova stagione nella politica italiana&quot;. E riconosce il &quot;governo ombra&quot; del Pd

Roma - «Parole nuove per una stagione nuova», spiegava lunedì sera ai suoi collaboratori Silvio Berlusconi. Che fino all’ultimo, ancora ieri mattina, è andato avanti a leggere e ritoccare il suo intervento sulle linee programmatiche del governo. Studiato con cura e con il contributo determinante di due dei più ascoltati tra i suoi consiglieri politici, Giuliano Ferrara e Gianni Letta. Con un obiettivo dichiarato fin dalla scorsa settimana, quando a Palazzo Grazioli si è iniziato a lavorare sul testo. «È arrivato il momento - andava dicendo il neopremier ai suoi interlocutori - di aprire una nuova stagione, un nuovo corso della politica italiana». E, dunque, non basta una semplice apertura al dialogo ma serve qualcosa di più.

Serve la legittimazione di quel governo ombra lanciato da Walter Veltroni tra lo scetticismo dei maggiorenti del Pd. Per avere dei referenti precisi con cui relazionarsi - non a caso il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta decide di incontrare Linda Lanzillotta - ma soprattutto per dare ossigeno al leader del Pd. Che oltre ad essere l’interlocutore privilegiato è pure sottoposto al fuoco amico di chi, nel centrosinistra, vorrebbe riaprire il dialogo con la Sinistra Arcobaleno. Così, il «gabinetto ombra» è nelle parole di Berlusconi «uno strumento di osservazione e interlocuzione che può essere d’aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze».

Insomma, è con la squadra di Veltroni che il governo in carica ha intenzione di confrontarsi. Per l’ex sindaco di Roma una legittimazione importante, anche rispetto a chi nel loft di Sant’Anastasia non fa mistero delle sue perplessità. D’altra parte, tutto vuole il Cavaliere fuorché dare spazi a chi vorrebbe nel Pd un ritorno all’antico in nome dell’antiberlusconismo. Anzi. L’augurio del presidente del Consiglio è che l’epoca del Caimano di morettiana memoria sia ormai finita. E l’istantanea che dà la misura di quanta strada si sia fatta rispetto a qualche mese fa sta nell’applauso che il premier e il titolare della Farnesina Franco Frattini riservano all’intervento di Piero Fassino, che del governo ombra è ministro degli Esteri.

Il discorso del Cavaliere, invece, viene interrotto dagli applausi 27 volte, di cui tre bipartisan. L’asse Berlusconi-Veltroni, dunque, si rinsalda sempre più. Con buona pace di Pier Ferdinando Casini a cui il Cavaliere non solo non rivolge un accenno nel suo intervento ma neppure uno sguardo, curandosi di non incrociare con gli occhi i 34 deputati dell’Udc.

E della nuova stagione fa parte anche un nuovo aplomb istituzionale. Cita Guido Cavalcanti e Giorgio Napolitano, si affida in alcuni passaggi ad Alessandro Manzoni e Niccolò Machiavelli, non si discosta mai dai toni sobri e si guarda bene dal parlare con i giornalisti che come al solito lo rincorrono per i corridoi di Montecitorio. Si concede solo un bigliettino scherzoso a due neodeputate, ma non l’avesse immortalato un fotografo dalla tribuna per la stampa dentro l’Aula sarebbe rimasto nell’oblio anche quell’unico strappo al protocollo.

Poi, nella pausa dei lavori, un breve pranzo nell’appartamento del presidente della Camera con Gianfranco Fini, le quattro ministre «rosa» (Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Giorgia Meloni, Stefania Prestigiacomo), Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino. «Da parte mia - confida Berlusconi davanti a un piatto di pennette pomodoro e mozzarella e del pesce - la stagione del muro contro muro è finita». E, è il succo dei ragionamenti che va facendo da qualche giorno, «se il Pd resta sganciato dalla Sinistra Arcobaleno i punti dove si può cercare un’intesa sono moltissimi».

Insomma, non solo le riforme istituzionali ma anche questioni internazionali e di politica interna sulle quali i programmi di Pdl e Pd non si discostano poi molto. «Le parole di Fassino - chiosa con i commensali - dimostrano che il dialogo è veramente possibile». Alle fatiche degli ultimi giorni, solo un accenno. «Arrivo - dice - da una settimana infernale. Avevo a disposizione 11 posti di sottosegretario per far fronte a 57 richieste». Ma, ammette, «penso che alla fine supereremo le sessanta unità». Poi, il pensiero torna subito ai prossimi giorni. «Ora - confiderà a sera a un deputato - è il momento di iniziare a correre».