Il premier SuperMario invita i tre leader a "coalizione"

Oggi vertice a Palazzo Chigi con Alfano, Bersani e Casini: in vista mozione sull’Europa. <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_declassamento_standard_s_spinge_lese... target="_blank">Il taglio del rating rafforza i falchi delle liberalizzazioni</a></strong>

Roma - I partiti escono dal tunnel. Si scrollano di dosso imbarazzi e reciproche diffidenze. E si siedono alla tavola di Mario Monti per il primo pranzo di lavoro della maggioranza «in incognito» che sostiene il governo. Un appuntamento a lungo rimandato - fino a oggi i contatti sono stati telefonici, demandati ai capigruppo e mai investiti del crisma dell’ufficialità - che dovrà servire a trasmettere al premier le istruzioni per l’uso della Fase Due. L’idea sembra quella di ribadire a Monti l’intenzione di presentare una mozione di fiducia unitaria di sostegno al governo sulle politica europea.
Nella riunione fissata a Palazzo Chigi questa volta ci saranno i leader. Il presidente del Consiglio riceverà il segretario del Pdl Angelino Alfano, quello del Pd Pier Luigi Bersani e il leader Udc Pier Ferdinando Casini, in rappresentanza del Terzo Polo. Il menu dell’incontro ufficialmente prevede un’unica portata: la situazione dell’euro e le fibrillazioni finanziarie che investono il Vecchio Continente. Questioni che, come spiega Maurizio Gasparri, «riguardano l’interesse nazionale e su cui è giusto consultarsi». Una restrizione necessaria ad evitare che passi il messaggio della nascita ufficiale di «una grande coalizione» politica fra i partiti che sostengono il governo. Ma è evidente che in una fase così delicata il Pdl, in particolare, non può stare in campo con le mani legate e deve far sentire il proprio peso. Ad esempio facendo capire che sulle liberalizzazioni bisogna «iniziare con i pezzi grossi e non con i pesci piccoli», come spiega un dirigente di Via dell’Umiltà. «Altrimenti non possiamo assicurare che nei passaggi parlamentari tutto andrà liscio».
I temi possibili sul piatto della discussione sono molti. Si va dalla necessità di far salire il pressing affinché l’Europa assuma un atteggiamento meno difensivo, non si limiti a imporre manovre recessive. Si prosegue con le liberalizzazioni che, per dirla con Fabrizio Cicchitto, «devono essere una grande aspirazione, devono guardare a energia, banche, acqua e non solo a taxi e aspirine», mentre Laura Ravetto si dice certa che Alfano saprà mettere al centro dell’incontro le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali».
Non si può escludere, però, che sia poi lo stesso Monti a chiedere alle forze politiche di favorire il dibattito su articolo 18, flex-security e ammortizzatori sociali, senza arroccarsi nei rispettivi fortini. Più difficile che nella sede di Palazzo Chigi lo scambio di idee possa allargarsi alla legge elettorale anche perché la strada su questo fronte appare decisamente in salita. C’è la proposta per un sistema misto del Pd. C’è la preferenza dell’Udc per il tedesco. E il Pdl che pensa al sistema spagnolo ma non esclude di mantenere la legge attuale, aggiungendo preferenze e premio nazionale al Senato. La maggioranza «tripartita», insomma, c’è solo sulla carta, nonostante le velleità dell’Udc che vorrebbe proiettare nel futuro lo schema attuale. «Il pranzo segna l’avvio di una nuova fase» dice Rocco Buttiglione.
Alfano, invece, circoscrive al presente questa esperienza. «Un esecutivo non eletto dai cittadini si regge sugli obiettivi che consegue. Con Casini il rapporto è di antica frequentazione» mentre «con Bersani è circoscritto a questa fase, durante la quale sono già emersi, a partire dalla finanziaria, approcci differenti: sostenere lo stesso esecutivo non ci ha fatto cambiare idea».