Il premier tira dritto e lancia la sfida:"Supereremo lo scoglio della fiducia"

Il direttore del<em> Foglio </em>suggerisce: "Il Cav si dimetta dopo il voto di fiducia alle Camere". Berlusconi smentisce le voci e in serata aggiunge: "Abbiamo la maggioranza". E dopo la fiducia via alle riforme: "Bisogna dare al premier gli stessi poteri dei colleghi europei, a cominciare dalla possibilità di imporre una linea al ministro dell’Economia, altrimenti non è un premier". <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/dimissioni_il_video_editoriale_feltri/id=... target="_blank">Il videoeditoriale di Vittorio Feltri</a></strong>

"Che Berlusconi stia per cedere il passo ormai è una cosa acclarata. Si tratta di ore, qualcuno dice perfino di minuti". Ne è sicuro il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, che nell'edizione on line del giornale ha registrato un video in cui si dice sicuro che il passo indietro del Cavaliere è ormai imminente. "Il punto non è quello però: quello è un fatto, il grande fatto di questa legislatura - avvisa Ferrara - Il punto vero è per che cosa dimettersi, che cosa fare di sé, che cosa fare di tutti questi anni e qual è la vera posta in gioco: la capacità di dirigere il paese, di guidarlo, le regole adatte a un sistema maggioritario in cui il popolo sceglie chi governa, esprime un mandato su un programma. Questa è la posta in gioco. Qualunque soluzione mascherata di emergenza che non siano le elezioni subito è inutile".

Alcune fonti della maggioranza hanno però smentito le parole di Ferrara, così come lo stesso premier ha detto che non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. "Voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento e non capisco come siano circolate", ha detto il Cavaliere, che poi, in un collegamento telefonico con Libero, ha specificato: "Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi".

In serata il premier, intervenendo telefonicamente a un convegno politico a Monza, ha ribadito: "Non siamo attaccati alla cadrega ("sedia" in lombardo, ndr) e sono convinto che domani avremo la maggioranza, per fare le riforme che anche l’Europa ci chiede e che servono a rilanciare l’economia". Del resto il Cavaliere è convinto che "se gli schemi parlamentari portassero a un ribaltone nel quale la sinistra va al governo non saremmo in democrazia". Nessuna intenzione di dimettersi insomma. Anzi, Berlusconi ha intenzione di andare avanti: "Vediamo di superare lo scoglio del voto di fiducia nei prossimi giorni". E con la fiducia in tasca via alle riforme, la prima della quale è "quella che dia al premier gli stessi poteri dei suoi colleghi europei, a cominciare dalla possibilità di imporre una linea al ministro dell’Economia, altrimenti non è un premier".

Berlusconi quindi smentisce anche la precisazione del direttore del Foglio che nel pomeriggio ha detto: "Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute. Ho raccolto e riproposto voci note su un’imminente passo di Berlusconi per sottrarre il paese e se stesso a un’incertezza radicale, a un’agonia politica senza capo né coda. La dichiarazione di Gianni Letta sulle misure economiche che restano, secondo il principio di continuità amministrativa, anche quando il governo cambia, mi sembra molto più autorevole della mia, e molto indicativa di ciò di cui si discute", ha scritto sul sito web del Foglio Giuliano Ferrara dopo la smentita alle voci - da lui rilanciate - su imminenti dimissioni del premier.

"La via d’uscita - ha continuato Ferrara - c’è. Invece di prolungare l’agonia, Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute". Per l’Elefantino "l’Italia ha i fondamentali solidi e può farcela con la cura delle riforme di struttura. Ma il sistema politico è bloccato da regole che non permettono di governare. Un premier che non può imporre la sua linea e la linea del governo al ministro dell’Economia, o cambiarlo, non è un premier. Ogni soluzione diversa dalle elezioni è un pasticcio che indebolisce il paese e tradisce la grande riforma del maggioritario e del bipolarismo. La coalizione di Pdl e Lega non è disponibile a questi giochi".

Anche il vicedirettore di Libero, Franco Bechis ha confermato in lnea generale quello che sostiene Ferrara: "Ora ho notizie dirette. Berlusconi si dimette". Sempre secondo quanto ha scritto Bechis su Twitter: "Il vertice Pdl si è chiuso con l'intesa che entro domani lui annuncerà dimissioni e proporrà governo Letta. Ricostruito quanto avvenuto, davanti ai numeri anche i falchi si sono arresi nelle ultime ore. Consiglieri premono perché non lo faccia. Fra loro Ferrara e Minzolini. Al consiglio di famiglia allargato Berlusconi chiederà prima cosa rischiano le aziende in caso di sue dimissioni".

Sul tema è intervenuto anche Gianni Letta, il cui nome è stato accostato spesso all'ipotesi di guida di un esecutivo tecnico. "Nel passaggio da un governo all'altro - non è che lo stia auspicando - gli impegni assunti non cambiano, continuano: si chiama principio della continuità amministrativa", ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a margine di una conferenza stampa.

Che poi ha parlato degli accordi in sede Ue sui fondi per il Sud, precisando che, in caso di cambio di governo, tali accordi resterebbero in vigore. Perché "è il principio della continuità amministrativa, cioè nel passaggio, non è che lo sto auspicando, da un governo all'altro, gli impegni assunti non è che si rinnovano o cadono, continuano. Si chiama principio della continuità amministrativa. Le posso garantire che il patto sottoscritto resiste a qualsiasi evento ammesso che eventi di quel tipo ce ne siano".