Il premier: titoli di Stato, Prodi inganna gli italiani

Antonio Signorini

da Roma

«Prodi ha detto in maniera chiara che vuole ridurre il cuneo fiscale di cinque punti. Questo costa dieci miliardi di euro. Li troverà aumentando le tasse». Le smentite di mercoledì non hanno convinto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier continua a pensare che l’Unione si prepari a inasprire la pressione fiscale e respinge al mittente l’accusa di creare allarmismo che gli viene mossa da Romano Prodi e dal centrosinistra in generale. «È ridicolo, è veramente ridicolo. I mercati si comportano in base a quello che osservano e che temono», ha detto rispondendo a chi gli ha chiesto di replicare all’accusa di «turbative di mercato». Sia Berlusconi sia il ministro dell’Economia Giulio Tremonti avevano già precisato che, semmai, a spaventare i risparmiatori e gli investitori internazionali è il programma elettorale dell’Unione. Le successive spiegazioni da parte dei leader della sinistra, poi, non hanno migliorato di molto la situazione. «Prodi davanti agli industriali, a Vicenza, aveva garantito una riduzione di 5 punti del cuneo fiscale. E quando gli è stato chiesto dove andrà a trovare i soldi - ha ricordato Berlusconi - aveva parlato di un incremento delle imposizioni sul risparmio. Questo significa andare a passare anche i Bot e i Cct già emessi, e quindi nelle mani dei risparmiatori».
La precisazione di due giorni fa, e cioè che l’aumento delle imposte riguarderà solo le emissioni future di titoli di Stato, secondo il presidente del Consiglio, non è credibile: «Prodi ha negato di voler aumentare le imposizioni sul risparmio spiegando che questa imposizione si applicherà ai Bot futuri. Ma ciò significa che non saranno possibili nuove entrare per l’erario. Di conseguenza, ha dimostrato in maniera inconfutabile che non sa dove trovare i soldi per la riduzione del cuneo fiscale. E ciò per il semplice motivo che per trovare questi soldi deve aumentare le tasse». Il candidato alla presidenza del Consiglio della sinistra si è «spaventato per le reazioni» che ha provocato la proposta di uniformare l’imposizione sui depositi bancari con quella sulle rendite finanziarie, quindi ha «cercato di smentire», almeno l’aumento del prelievo sui titoli di Stato. «Ma delle due l’una - osserva il premier - o ha detto cose inesatte prima o dopo».
Polemica sul fisco a parte, il premier ha ribadito il suo ottimismo in vista delle elezioni: «Sono assolutamente certo di vincere. Siamo alla pari con l’elettorato della sinistra, che però è schierato e militarizzato. Quel 25% di indecisi, se vota, vota per noi». Oggi saranno resi pubblici due nuovi sondaggi, mentre prima del voto ci sarà un’iniziativa comune della Casa delle libertà («Ne ho parlato stasera con Fini»).
Ieri Berlusconi si è speso in prima persona per illustrare i provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri. «Speriamo che qualche anima buona dell’informazione, mossa da pietà, possa dare qualche notizia», ha ironizzato, tornando a criticare la stampa per il poco spazio concesso alle cose fatte dal governo. Un accenno alle 36 opere pubbliche approvate dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) mercoledì, ai 32 accordi di programma e al piano per la logistica.
Un passaggio lo ha dedicato alla fine dell’emergenza energetica: a seguito del «sacrificio imposto agli italiani della riduzione della temperatura» si è ottenuto un «risparmio di due miliardi e duecento milioni di metri cubi» di gas. I provvedimenti «tempestivi ed efficaci» assunti fin da dicembre, ha detto Berlusconi, hanno evitato di «farci rimanere al freddo e in alcuni casi, al gelo».
Poi le nuove decisioni del governo. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il codice dei contratti pubblici. «Siamo i primi in Europa» ad averlo approvato, ha ricordato il presidente del Consiglio. «È un’opera di semplificazione assolutamente monumentale. Attraverso il compattamento in 250 articoli che riguardano i contratti, l’affidamento degli appalti pubblici, gli acquisti e i servizi, abbiamo abrogato 29 tra leggi, decreti e regolamenti e altri 100 articoli che erano ancora vigenti, sparsi in 30 testi di legge, alcuni risalenti agli anni Trenta». Il risultato concreto è lo snellimento delle procedure la «limpidità e trasparenza» e il dimezzamento dei tempi degli appalti. «È uno dei provvedimenti più importanti della legislatura».
C’è poi il lancio della «nuova Enit». L’ente nazionale per il turismo che promuove l’immagine dell’Italia all’estero. Progetti iniziali, una campagna di pubblicità televisive in sette paesi che costerà 40 milioni di euro e una «finestra su internet» in otto lingue diverse, compreso il cinese, per conquistare quello che si annuncia come il più ricco mercato turistico del mondo. «Abbiamo 100mila chiese, 40mila case storiche, 3.500 musei, 2.500 siti, mille teatri». Numeri, ha commentato il presidente, che fanno invidia a Paesi dallo «sciovinismo incorporato». Francesi in testa.
C’è poi l’impegno europeo. Quello contro il «nazionalismo economico» di Parigi. E anche quello per le infrastrutture europee. Sui «grandi corridoi», Bruxelles deciderà a giugno «e io ci sarò», assicura il premier.