Il premier vuole Formigoni a capo della «Stato-Regioni»

Nel giorno in cui apre ufficialmente la campagna elettorale per le Regionali, Silvio Berlusconi alza l’asticella. E senza curarsi di chi gli consiglia di puntare sul numero di governatori che cambieranno colore (inevitabile una vittoria del centrodestra che parte dalla débâcle di 5 anni fa quando finì 2 a 11), spiega che il bilancio si farà «contando gli elettori», andando cioè a vedere quanti saranno gli italiani guidati da governatori di Pdl o Lega. Il Cavaliere fa anche un passo in più. «Con queste Regionali - dice Berlusconi - speriamo di poter avere la maggioranza nella Conferenza Stato-Regioni». Un obiettivo per il Cavaliere, che vedrebbe vinte le resistenze degli enti locali al piano casa, ma pure per il Carroccio, che si troverebbe a gestire in discesa l’attuazione del federalismo fiscale.
Già, perché su questi fronti il peso dell’organismo guidato dal presidente emiliano Vasco Errani non è di secondo piano. Su 22 voti in Conferenza Stato-Regioni infatti almeno 12 sono del centrosinistra, 3 sono incerti e solo 7 del centrodestra. Che, dopo le elezioni, passerà almeno a 10, visto che la vittoria in Lazio, Campania e Calabria pare certa. Addirittura a 11 se il leghista Cota conquisterà il Piemonte. Un vero e proprio ribaltamento degli equilibri, anche perché - spiega il vicepresidente vicario dell’Anci Osvaldo Napoli - è chiaro che «in una situazione così equilibrata» il centrodestra sarebbe avvantaggiato dal fatto di governare «le regioni più popolose e con il Pil più alto». Pdl e Lega, insomma, riuscirebbero a portare a casa l’auspicata sintonia tra governo ed enti locali. Con un corollario importante, visto che il mandato di Errani - spiega Napoli - è «arrivato alla sua scadenza naturale». A quel punto è scontato che la guida della Conferenza Stato-Regioni passi a un governatore di centrodestra. Che, concordano tutti, non potrà che essere , da 15 anni presidente di una delle regioni chiave del Paese.