Premierato, sbarramento e resti Si tratta sulla nuova bozza Bianco

Legge elettorale, al Senato torna il sistema del '93 con sogli al 5% e vincolo di coalizione. Sì da An e Udc. <strong><a href="/a.pic1?ID=234311">Altolà di Berlusconi alle modifiche</a></strong>. Referendum, <strong><a href="/a.pic1?ID=234497">oggi si riunisce la Corte costituzionale</a></strong>

Roma - «Lo showdown si avrà a febbraio», assicura Francesco D’Onofrio, democristiano di lungo corso. Perché a febbraio, se Forza Italia e Lega, non solo i cespugli del centrosinistra, promettono di affossare la bozza Bianco? «Sono schermaglie », risponde, «per trattare sino amartedì quando la commissione Affari costituzionali adotterà untesto base per la riforma elettorale. Il problema si porrà a febbraio, quando la legge elettorale arriverà in aula qui al Senato, e alla Camera ci sarà la Gentiloni. A quel punto, si vedrà quanto regge l’accordo tra Berlusconi e Veltroni».

Non è forte abbastanza? «È che da accordo a due, deve diventare a tre. Se Berlusconi e Veltroni non garantiscono a Prodi il minimo di vita che lui ritiene essenziale, tutto rischia di precipitare. È il governo che decide la data del referendum e delle elezioni amministrative: ambedue devono tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma indire prima l’uno o le altre, ha un peso essenziale ». Così parlò ieri D’Onofrio, dopo che Enzo Bianco aveva presentato l’ultima (si fa per dire) sua proposta di nuova legge elettorale, e la commissione che presiede ha fissato per martedì prossimo la decisione se assumerla come testo base.

Su pressione forte e determinante del Partito democratico, spalleggiato da Rifondazione, Sinistra democratica e Udc: al punto di far infuriare nuovamente i cespugli dell’Unione che tuonano contro l’«inciucio», sino allo sdegno di Tommaso Barbato (Udeur) che piange il «funerale della democrazia ».Eciò, mentre il forzista Schifani lamenta che «il testo Bianco è un passo indietro », il leghista Maroni invoca «Berlusconi lo affondi! È meglio il referendum», il dc Rotondi sollecita «un vertice dei gruppi del Popolo delle Libertà », Matteoli che precisa come il sì di An alla discussione di quel testo è condizionato, «solo se cambia », il comunista Diliberto che bolla la bozza Bianco come «impresentabile», Mastella che convoca l’ufficio politico per decidere l’uscita dell’Udeur dalla maggioranza. Persino nel Pd, s’è risvegliata la voce di Parisi contro quella bozza che «ci riporta alla prima Repubblica».

In tanta tempesta, se ne dovrebbe dedurre che martedì il parto di Bianco sarà affossato senza fallo, col rischio che non resti più nulla per abbozzare una riformaparlamentare. Col via libera, oggi, della Corte costituzionale ai tre quesiti referendari, non resterebbero così alternative al referendum. Salvo le elezioni anticipate, ovviamente. E dunque si pone l’interrogativo: perché Veltroni, col solo appoggio di Bertinotti, Casini e Mussi, insiste col bastone e l’acceleratore, vedendo davanti a sé il precipizio? Possibile che si sia spezzato l’asse con Berlusconi e non se ne sia accorto? Forse ha ragione D’Onofrio: da stasera fino a martedì c’è tempo per trattare e partorire ancora un’altra bozza Bianco, più bella e più nuova che pria. O forse Berlusconi e Veltroni in realtà preferiscono il referendum, oppure ancora con tale spauracchio contano di piegare ancor più Udc e Rifondazione. Di certo la partita è complicata, e a poker talvolta perdono anche i professionisti.

E veniamo alla bozza Bianco, nell’edizione di ieri. Per il Senato, torna al meccanismo in vigore sino al 1993, che era un misto di collegi uninominali e recupero proporzionale su base regionale, con uno sbarramento di fatto al 5%. Per la Camera, metà dei deputati sarebbero scelti col maggioritario, per collegi uninominali, l’altra metà col proporzionale per voto di lista, senza preferenze. Scheda unica, come volevano i due grandi,ma recupero dei resti su base nazionale come vogliono gli altri tre.

Lo sbarramento, ovviamente: per avere deputati nella quota proporzionale, una lista deve superare il 5% su base nazionale, oppure il 7% in almeno cinque circoscrizioni: ma non è definito il totale delle circoscrizioni, perché se dalle attuali 27 si salisse a 100, potrebbe andar bene anche a Lega ed Udeur. Infine, per compiacere An, è previsto l’obbligo, non solo la facoltà, di indicare preventivamente l’alleanza e il candidato premier. Aspettando martedì, ovviamente.