Premio di 1.800 euro al mese ai 40 senatori senza l'ufficio

Il contributo deciso
a inizio legislatura
per i parlamentari
rimasti privi di stanza. Ora sono disponibili
nuovi locali. Ma
gli eletti nicchiano: &quot;Meglio l’incentivo&quot;<br />

Roma - È nata una nuova categoria di senatori nella quindicesima legislatura: i senz’ufficio. Sono senatori mobili, itineranti, girovaghi, a cui non è stata assegnata una stanza nel pur imponente patrimonio immobiliare del Senato. E che proprio per questa loro condizione di «senz’ufficio» ricevono un contributo: 1.800 euro al mese. Milleottocento euro per non avere un ufficio. Palazzo Madama spende quest’anno quasi 6 milioni di euro in affitti e altri 8 milioni in manutenzione ordinaria e straordinaria. Eppure non c’è spazio e occorre risarcire chi non ha la scrivania. Troppi immobili in ristrutturazione. Alcuni senatori contattati riferiscono che non è necessario presentare una documentazione di spesa sull’utilizzo dei 1.800 euro. È soltanto un «forfeit». L’incentivo per non avere l’ufficio. «In teoria io potrei anche lavorare sotto un ponte», racconta un senatore.

Altri ammettono che essere un senz’ufficio è molto meglio: con i numeri al Senato in questa legislatura bisogna correre sempre in aula come matti per votare sì o no, altro che ufficio. Si lavora benissimo dal proprio scranno. E in più c’è il contributo. I senz’ufficio non sono senzatetto: sono tutti senatori che guadagnano quasi 10mila euro al mese netti tra diaria e indennità, oltre a un milione 600mila euro per svolgere le attività legate al mandato parlamentare, viaggi gratis per almeno 15mila euro l’anno per chi abita lontano dall’aeroporto più rimborso telefonini, assicurazione e vitalizio. I senz’ufficio hanno anche questo contributo mensile. Un risarcimento deciso a inizio legislatura, nel giugno del 2006, con una delibera del collegio dei questori. È sorprendente pensare come all’interno dei palazzi del Senato, nella splendida zona di piazza Navona, non ci sia posto per tutti i senatori italiani, ma alcuni lavori di ristrutturazione che interessavano due palazzi, tra i quali l’ex hotel Bologna, crearono nel 2006 una carenza di spazi.

Nella relazione dei questori del bilancio 2007 si parla in generale di ristrutturazioni complesse, con «gravi ritardi» e «mancanza di risorse». In teoria a ogni senatore (esclusi gli assistenti) spetta uno spazio di 15 metri quadrati. Mala distribuzione pare non sia stata equa. In più ci sono uffici sprecati, che alcuni parlamentari non usano quasi mai. A palazzoMadama raccontano a bassissima voce che i primi giorni di scuola in questa legislatura qualche senatore, vedendo stanze vuote, le occupò senza aspettare l’assegnazione. Ma a causa dei lavori in corso quasi un centinaio di senatori si trovarono senza stanza. Ad alcuni fu rivolta la proposta informale: vuoi l’ufficio o preferisci il contributo? Non è dato conoscere le risposte esatte, ma la seconda soluzione fu molto gradita.

Doveva essere un nomadismo temporaneo, ma dopo un anno e mezzo non c’è ancora posto per tutti. Ora i senz’ufficio sono circa una quarantina e molti sperano di continuare a rimanere disagiati. Alcuni partiti comunicano in modo trasparente il numero dei loro girovaghi risarciti. Altri, come Rifondazione, garantiscono: ora c’è posto per tutti. Ci sono senatori che hanno raccontato al Giornale la loro esperienza di «vagabondaggio » senza problemi. Per esempio il senatore Andrea Fluttero, di Alleanza nazionale, 49 anni, piemontese, alla prima legislatura: «Ho un ufficio mobile - spiega - con il mio portatile riesco a lavorare ovunque. Il contributo? Sì, lo prendo. E lo uso per l’affitto di un locale che utilizzo come casa e ufficio. Sto spesso nel mio territorio e dunque mi sono organizzato con due uffici a Torino e a Chivasso. Dall’aula scrivo, telefono, scarico le mail. A cosa mi serve l’ufficio? Ha senso solo se è vicino all’aula, e per quei senatori che hanno un incarico di presidente di commissione. Ma per i peones, i giovani, no. Se avessi un ufficio non saprei che farmene. Spero che non me lo offrano». Ma i cittadini pagano due volte: «È uno spreco. Trovo che sia molto meglio che il Senato disdica alcuni affitti». Non c’è nessuna documentazione obbligatoria per giustificare il compenso, conferma: «È un forfeit, io potrei stare anche sotto un ponte».

C’è poi chi prende il contributo e sta «al bar». «Nella distribuzione degli spazi hanno dato la priorità ai grossi gruppi, dunque sono costretto a ricevere al bar - dice al Giornale il senatore della democrazia cristiana per le Autonomie Piergiorgio Massidda -. Milleottocentoeuro non bastano per trovare un ufficio in centro». Ma i senatori, si sa, non guadagnano 1.800 euro: «Io non chiedo nessun rimborso, mai. Spendo 70 euro solo per mandare le lettere che ricevo in Sardegna, mille euro al mese di telefonino, di tasca mia». E le ricevute? «Io una vera e propria ricevuta non la dò specifica per quel contributo dell’ufficio. Riferisco tutto quello che spendo. E che spese! Per me stare a Roma è un costo pauroso. Vivo accampato in un ufficio con un letto per dormire». E il contributo? «Me lo danno, però quando dici che sei un senatore le agenzie immobiliari ti raddoppiano il prezzo». E allora meglio il bar.