«Il premio a Ben Affleck non lo capisco proprio Castellitto è magnifico»

Irritato il produttore di «La stella che non c’è», Tozzi, per la mancata Coppa Volpi. L’attore invece sdrammatizza

Michele Anselmi

da Venezia

«Ben Affleck premiato con la Coppa Volpi come migliore attore. Boh! Francamente non se n’era accorto nessuno. Ma come? C’era lì Sergio Castellitto, in una delle sue prove più alte e mature. L’hanno scritto tutti: nel film di Amelio è magnifico. Intenso come forse mai. Rispetto il verdetto, ci mancherebbe, ma non capisco. E ringrazio Michele Placido per il tentativo compiuto. Andando avanti così, però, non mi meraviglierei se Sergio decidesse di fare solo il regista. Lo va dicendo da mesi, e mi sa che non è una battuta». Riccardo Tozzi, titolare di Cattleya e produttore di La stella che non c’è insieme a Raicinema, è dispiaciuto, anche un po’ amareggiato. Ha seguito in tv la cerimonia veneziana. Del film cinese, premiato col Leone d’oro, dice semplicemente, con una punta di ironia: «Mi pare che anche per i critici sia stata una sorpresa, se è vero che molti non l’hanno nemmeno visto».
Il dispiacere per la mancata Coppa Volpi è stemperato in parte dall’incoraggiante successo di pubblico: uscito subito dopo l’anteprima alla Mostra in 260 copie, il film potrebbe chiudere il primo weekend di programmazione (Notte bianca romana permettendo) attorno ai 600mila euro. Suppergiù quanto incassò Le chiavi di casa, due anni fa proprio di questi tempi, prima di trasformarsi in un lusinghiero successo di pubblico: 4 milioni di euro.
Ma certo, nell’entourage di Amelio scotta, il giorno dopo, la «dimenticanza» veneziana, vissuta come una piccola ingiustizia, una sottovalutazione irragionevole. In viaggio da Reggio Emilia verso la Festa nazionale dell’Unità, a Pesaro, insieme alla coprotagonista Tai Ling, il regista calabrese preferisce non commentare. «L’ho sentito davvero dispiaciuto per Sergio, l’ha molto amato nel film. Un riconoscimento era nell’aria, a detta di tutti», aggiunge Tozzi, che insiste però sulla sorprendente risposta torinese: «Un risultato di pubblico eccezionale. Ci siamo chiesti il perché. Magari il tema della perdita della fabbrica è il tema della città».
Sdrammatizza la faccenda, invece, Sergio Castellitto. Il quale detta al Giornale la seguente dichiarazione: «Ho avuto sempre una grande considerazione per il lavoro delle giurie. Perché credo che sia difficile decidere, scegliere e accontentare! Sento parlare, da ieri, di una presunta ingiustizia nei miei confronti. Non sono interessato alla polemica. D’altra parte, sono sempre stato contrario alla caccia alla volpe». Chiosa vagamente surreale e di non facile decifrazione. Ma Castellitto lo conoscete. È umorale e spiazzante. Qui al Lido, pochi giorni fa, di fronte al silenzio totale con il quale i critici hanno accolto il film all’anteprima, così rispondeva: «Mi pare un buon segno. Significa che suggerisce un pensiero».
Anche a Raicinema preferiscono non buttarla in caciara. Anzi. Sarà perché il Leone d’argento conferito a Nuovomondo di Crialese ha controbilanciato la delusione per Amelio. «Capisco bene lo stato d’animo di Tozzi e Amelio», scandisce l’amministratore delegato Giancarlo Leone: «Castellitto ha fornito una prova maiuscola nel film. Dispiace che la giuria non l’abbia riconosciuto, nonostante l’impegno di Placido, uomo puro, mai trasversale. Ma poi, alla fine, i verdetti vanno rispettati, non abbiamo nulla da recriminare. Torniamo a casa con un Leone, sia pure d’argento, e questo è motivo di orgoglio e felicità». Il film di Crialese arriverà nelle sale il 22 settembre, con 200-250 copie: «Un’uscita prudente, che punta al passaparola», anticipa Leone. Magari nella speranza che quest’improvvisa estate settembrina - sono tutti di nuovo al mare - non allontani la gente dalle sale.