Premio Grinzane Cavour e regali: pagati 5mila euro solo alla madrina

L’inchiesta sullo spreco di fondi pubblici svela i compensi per gli ospiti "illustri" a Stresa: da Verdone all'Araya

Tutti i campi della cultura erano buoni per celebrare il premio torinese Grinzane Cavour, dalla letteratura ai film passando il teatro e la pittura. Enciclopedia universale come lo scandalo che si è abbattuto sul suo patron Giuliano Soria. Non bastava l’imbarazzo per le accuse di sfruttamento e di molestie (a sfondo razziale e sessuale) su un giovane collaboratore domestico originario delle Mauritius; ora a far arrossire il «Presidente» sono i lauti compensi elargiti sotto la voce Grinzane Cinema, che da anni trovava asilo dorato nella «suggestiva cornice» di Stresa. Verbo al passato perché, a indagini in corso, l’edizione del 2009 (in programma dall’11 al 14 marzo) è stata rinviata a data da destinarsi. Usando una cautela mai ammirata nelle edizioni precedenti.

Sì, perché intellettuali e profani, infatti, sono attirati sulle sponde del lago Maggiore da una kermesse sfavillante tanto quanto i gettoni di presenza pagati dalla direzione artistica al ricco cast di personaggi illustri, artisti, vip veri o presunti. I pm Demontis e Longi, assieme agli investigatori della polizia tributaria della Finanza, si sono concentrati sull’annata 2008. E hanno scoperto il tariffario delle ospitate. A cominciare dagli stessi premiati, convinti a non dare buca con assegni a molti zeri. Diecimila euro a Carlo Verdone, cinquemila all’ex musa Claudia Gerini, cinquemila anche al regista Giuliano Montaldo e allo scrittore Nelson Blake. E poi ci sono i cachet corrisposti alle facce da copertina. Come la madrina della rassegna, Zeudi Araya (5mila tondi), Valeria Solarino e Carolina Crescentini (sempre 5mila), 3mila per la coppia gossipara (di allora) Fabio Troiano e Violante Placido. A pie’ di lista i meno noti Emilio Frattini (800 euro), Massimo Cinque (500 euro), gli stessi spettati ad un anonimo «violinista». Ma a libro paga risultano pure i sette relatori, liquidati con 500 euro, e due giornalisti «arruolati» - non si capisce bene a quale scopo - con cifre analoghe o addirittura inferiori. Il totale dei compensi, solo per l’ultima rassegna cinematografica, arriva a 64mila e 300 euro.

Dall’inchiesta emergono altri particolari surreali della gestione Soria. Come l’esistenza di una classifica per distinguere gli ospiti di «Serie A» da quelli ritenuti di rango inferiore. Soltanto a certi «eletti» erano concessi lussi e privilegi come spostamenti in limousine, gli altri dovevano accontentarsi di comuni taxi o bus. Invece i membri dello staff del premio alloggiavano in pensioncine qualsiasi. Lavorando senza orari e sottostando a ordini precisi da parte della presidenza. Cioè «vietato sedersi a tavola anche a cena finita» o «stabilire rapporti di confidenza» con le celebrità, perfino «tenere il tesserino di riconoscimento anche in caso di condizioni atmosferiche sfavorevoli» (!).

La triade a capo dell’organizzazione, oltre all’onnipresente Soria, risponde ai nomi di Gianni Canova, Steve Della Casa e Arnaldo Colasanti (già collaboratore del Tg1). I quali hanno fatto fronte agli impegni in riva al lago intascando rispettivamente 3.500, 2.500 e 4mila euro. Da dove vengono tutti questi soldi? Facile. Sono finanziamenti pubblici. L’industria del Grinzane Cavour oggi vale 4,9 milioni di euro, la metà (2,3 milioni) concessi dalla Regione Piemonte guidata da Mercedes Bresso. Una cifra minoritaria proviene dal ministero dei Beni Culturali, dalla Salute e dalla presidenza del Consiglio. Il resto lo fanno gli sponsor. Dopotutto le spese sono tante: 242mila euro in ristoranti, 238mila in camere d’albergo, 27mila in squisiti buffet e soprattutto 285mila euro di viaggi. Come quelli a San Pietroburgo nelle due estati scorse. Il Grinzane Ermitage val bene una gita collettiva in Russia. In compagnia di intellettuali e giornalisti amici, della Bresso e consorte, il geografo Claudio Raffestin. Pezzo forte della trasferta la cena di gala in onore della governatrice. Vuoi mettere un compleanno all’Opera? Questa sì che è cultura.