Un premio per l’Italia, Frears in pole

Di certo si sa che la giuria, presieduta da Catherine Deneuve, s'è riunita per la seconda e ultima volta ieri mattina in una villa del Lido al riparo da sguardi indiscreti (così assicura il direttore Müller, pur facile al depistaggio). I titoli sopravvissuti alla prima selezione sono una decina, tra i quali i due italiani, «La stella che non c'è» di Amelio e «Nuovomondo» di Crialese, uno dei quali sicuramente premiato. Naturalmente, il toto-Leoni impazza qui al Lido, sulla base delle pagelline dei critici pubblicate dal daily «Ciak in Mostra»: secondo le quali, il favorito è (sarebbe) «The Queen» di Stephen Frears, seguito a ruota da «Bobby» di Emilio Estevez e «Daratt» di Mahamat-Saleh Haroun (la guerra in Ciad è un tema che si vende come il pane). In discesa le azioni di «Coeurs» del venerabile Alain Resnais, elegante ma un po' manierato, mentre Sergio Castellitto potrebbe contendere al Vincenzo Amato di Nuovomondo la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Ma sappiamo che i desideri dei critici raramente si rispecchiano nel palmarès. D'altro canto, il nuovo statuto della Mostra non ammette due premi allo stesso film, sicché, nel caso Helen Mirren fosse premiata per la sua prova nei panni della regina Elisabetta, il Leone d'oro passerebbe di mano. Inutile cercare il giurato italiano, il pur loquace Michele Placido, il quale ha promesso di parlare solo a verdetto reso noto. Ma sapete com'è Placido. Anche se per l'occasione avrebbe promesso di accogliere il consiglio del collega di banco Bigas Luna: neanche un cenno ai film italiani, sia che vincano, sia che perdano.