Il premio per la «libertà» di stampa? Solo a chi attacca Berlusconi

Una sciarpa viola oggi, un’infervorata in tv domani, e alla fine il gioco del «dagli al Cavaliere» alla fine premia. Soprattutto in quei salotti particolarmente sensibili alla libertà di stampa compromessa dal tiranno di Arcore. Tanto che l’associazione Articolo 21, espressione del giornalismo militante (indovinate da che parte...), si sente in dovere di insignire i più strenui resistenti al «regime» in corso.
I premi intitolati alla memoria di Paolo Giuntella - quirinalista Rai nonché fondatore del movimento cattocomunista «Rosa bianca» - saranno consegnati stasera al Circolo di Montecitorio di Roma, nell’occasione i partecipanti si scambieranno anche gli auguri di buon «Natale dell’informazione». Chissà se Rosy Bindi reciterà la parte della Vergine Maria nel presepe vivente delle vittime d’imbavagliamento. Proprio così, perché la presidente dei democratici ha meritato il riconoscimento - spiegano gli organizzatori - per «il forte attacco qualche settimana fa a Porta a porta da parte del presidente del Consiglio e per l’impegno nella difesa della Costituzione italiana e della libertà di stampa». Arieccoci. Maligni noi a pensare che, la sera in cui il premier la battezzò con sarcasmo «più bella che intelligente», l’agguerrita Rosy avesse un obiettivo tutto sommato più terra terra: fare a pezzi il Lodo Alfano e godere finalmente all’idea di vedere Silvio Berlusconi in tribunale. La Bindi non è mica l’unica a vedersi assegnato il prestigioso premio. C’è anche la giornalista di La7 Silvia Resta, premiata in quanto «oggetto di attacchi e censure da parte del direttore Antonello Piroso» e fresca autrice del libro La bomba di Firenze, appassionata «fantacronaca» dell’attentato di via dei Georgofili del ’93, condita dal peperoncino dei papelli e dai patti tra insospettabili uomini di Stato e la Piovra. Ma allora scusate: vogliamo lasciare a mani vuote proprio Gaspare Spatuzza, il mafioso-imbianchino-teologo più ascoltato dai magistrati?