UN PREMIO AL PASSATO

Caro Parodi, ho già scritto i motivi per cui condivido poco o nulla della recensione di Gibelli a Sconosciuto 1945 di Giampaolo Pansa, pubblicata sul Secolo XIX senza che nessuno ne prendesse le distanze. Credo e ribadisco che sia un grande errore esaltare le differenze anzichè ciò che ci unisce, rinfocolare - anche involontariamente - le divisioni e l’odio di sessant’anni fa, anzichè battersi per il superamento del passato e per l’amore. Eppure, pensi che la Regione Liguria e la Fondazione Colombo hanno inserito fra i premiati del Premio Regionale Ligure di quest’anno proprio lui. Sì, Antonio Gibelli. Insignito del «Premio speciale Giuseppino Roberto», istituito quest’anno per ricordare l’indimenticabile anima della Fiera di Genova e il suo amore per i liguri nel mondo. Certo, da questo punto di vista, Gibelli - prof di storia all’università - è inattaccabile, avendo dedicato alcuni dei suoi studi proprio agli emigranti genovesi. Ma, insomma, quella sua recensione continua a non andarmi giù.
Detto questo, devo anche dire che nella giuria del Premio Regionale ligure ci sono pure io. E ci sono volentierissimo, avendo accolto con entusiasmo, insieme a colleghi ed amici, l’invito di Claudio Burlando, dell’assessore regionale alla Cultura Fabio Morchio e del presidente della Fondazione Colombo Mario Bozzi Sentieri. Volevo rassicurare lei, gentile Parodi, e tutti i lettori. Non sono in preda a sdoppiamenti della personalità, non critico la recensione di Gibelli il lunedì e poi lo premio il martedì. Sono contro ogni scelta schizofrenica, anche e soprattutto quando mi riguarda. Non perchè non voglia dialogare con il professor Gibelli o col Secolo (anzi, credo che ci guadagneremmo e ci arricchiremmo entrambi, come sempre quando si discute in modo civile fra persone civili), ma perchè credo che ci voglia coerenza fra pensiero e azione.
Quindi, vorrei urlare al mondo, anche solo al piccolo mondo della Regione, a Burlando e a Morchio, che stimo, che quel premio io non l’avrei mai dato. Che non sempre cristallizzarsi sul passato è il miglior modo di guardare al futuro. Che la memoria, spesso, aiuta più della storia. E teorizzare l’amore e il perdono, sempre, è meglio che rifiutarsi di abbattere steccati.