Premio Patacca 2010 alle signore Cathy ed Elizabeth

Carissimo Granzotto, stiamo per dare l’addio al 2010 ed è tempo di bilanci. Lei ci ha sempre segnalato i suoi «politici di riferimento» (io ricordo Pierluigi Castagnetti, Enrico Letta, Pino Pisicchio e l’«Erbazzone» Romano Prodi) che ha voluto anche insignire del Premio Patacca Sahaf, in memoria del ministro di Saddam Hussein che con i marines che bussavano alla porta seguitava a dire che la divisione Hammurabi li aveva ricacciati in mare. Nel 2010 lei è stato piuttosto reticente in materia, ma non credo che tra Fini, Bocchino, Vendola e Giancarlo Tulliani le siano mancati esemplari politici o parapolitici da inserire nella lista dei «referenti». Quale elegge a Patacca dell’anno?
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Io non vorrei far torto a nessuno, caro Cagliari. Oltre tutto i miei candidati a Patacca dell’anno sono millanta e scegliere fra quelli il Pataccone 2010 è impresa da far tremar le vene e i polsi. Però si sa: quando il gioco si fa duro i duri scendono in campo. Ed io vi scendo, attento, come premesso, a non fare torti. E siccome torto grande sarebbe seguitare a discriminare il gentil sesso, mi par giusto, ma cosa dico giusto: doveroso dedicare il 2010 alla quota rosa pataccara. Vengo al dunque: nonostante le sue comparse in video m’abbiano sempre messo di buonumore e malgrado ella rappresenti una delle più fragranti essenze del bouquet, la Bindi l’ho esclusa subito dalla riffa perché non è nel mio costume sparare sulla Croce Rossa. Puntai allora l’occhio su quella simpatica patatona della Debora Serracchiani. Mi sembrava avesse le carte in regola per finire mia politica di riferimento, mia Castagnetta. E c’erano le premesse, a scialo, per vederla poi insignita del Premio Patacca Sahaf che come ognun sa è il patriottico, tricolore equivalente - made in Italy, mica robetta made in Usa - dell’Oscar alla carriera. Fiducia mal riposta. La simpatica patatona - non «sinceramente», bensì «semplicemente democratica» si definisce per distinguersi da un Veltroni qualsiasi - s’è rivelata fuoco di paglia: dopo la bella fiammata all’Assemblea dei Circoli del Pd s’è infatti inguattata in quel fastoso e dovizioso cimitero degli elefanti e delle elefantesse che chiamasi Parlamento europeo. Sparita. Desaparecida. Stavo dunque per rassegnarmi a un’esemplare di seconda mano quand’ecco che la fortuna - che aiuta gli audaci - mi venne in soccorso. Offrendomi su un piatto d’argento la Right Honourable (molto onorevole) baroness Catherine (Cathy, per gli amici) Asthon of Upholland, che festeggia giusto giusto il suo primo anno di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in pratica il ministro degli esteri dell’Ue, e la sciura Elizabeth L. Dibble, autrice dell’ormai famoso rapporto diplomatico sui wild parties del Cavaliere. Ovvero le due donne più inutili del 2010. Inutili e pataccare, ossia meritevoli del Premio Patacca. Della seconda, della sciura, è presto detto: becca lo stipendio di incaricata d’affari - funzionario ben retribuito in dollari sonanti - più spese di trasferta per scopiazzare il sublime repubblicone Giuseppe D’Avanzo. Compito che avrebbe potuto assolvere l’ultima stagista, l’ultima Lewinsky della Casa Bianca. Aggratis. Quanto alla Right Honourable, in dodici mesi ha combinato un tubo. Qualcuno ha sentito parlare di politica estera dell’Unione? Nessuno. In compenso Cathy sta arruolando 7mila e 700 nuovi alti funzionari (minimo 15mila euri mensili, oltre i benefits) ed è lì lì per affittare un mezzo grattacielo - 50mila metri quadri, 12 milioni di eurucci l’anno - per farne la faraonica sede del suo ministero fantasma. Tutto a spese del contribuente comunitario. È la diplomazia, è l’Europa, bellezza! Alle due gentili signore, Premio Patacca Sahaf con fronde di quercia e pampini d’uva fogarina.
Paolo Granzotto