Premio al rapinatore di banche: può andare al mare nel week end

Il Tribunale di Genova concede la libertà di godersi la spiaggia a un uomo ora ai domiciliari. «Il suo bimbo ha diritto di stare con il padre anche fuori casa»

Faceva il palo nella banda dell'Ortica, «ma l’era sguercio, el ghe vedeva quasi pù, perché a vederci non vedeva un'autobotte però a sentirci ghe sentiva un accident». Ecco lui, il nostro, è un po’ così, come cantava Enzo Jannacci, uno che in fondo non ha mai fatto male a nessuno se non, quasi sempre, a se stesso. Domenico, il nostro, ha 36 anni e una vita complicata, l’ultimo lavoro che gli è riuscito di rimediare è stato, appunto, quello del palo in una banda che bazzica dalle parti di Genova Quinto. È qui che l’hanno beccato, insieme con tutta la banda, davanti alla Banca Popolare che volevano rapinare, uno ha fatto casino da una parte, l’altro ha fatto confusione dall’altra, e la rapina è finita prima ancora di cominciare mentre «lui era fisso che scrutava nella notte, ha visto nulla, ma in compens l'ha sentì nient». Era il novembre dell’anno scorso, l’hanno preso i carabinieri e messo dentro in un amen, poi ci hanno pensato i giudici a girarlo ai domiciliari perché in fondo, cosa vuoi, sposato e padre di un bambino, è un povero cristo pure lui. Anche per questo il Tribunale aveva concesso da tempo a Domenico di uscire di casa dal lunedì al venerdì dalle 16,30 alle 21 per andare al lavoro. Niente domeniche, niente weekend, sempre a casa soprattutto quando il piccolo non ha scuola, ma Domenico è uno che sa sorridere al suo bambino nonostante i tormenti che si tiene dentro, tanto è ancora troppo piccolo per capire per quale cavolo di motivo a papà non piaccia mai e poi mai, chessò, farsi un giro in bici con lui o portarlo a mangiare un gelato in piazza.
Ma che volete, un po’ che è estate, un po’ che le città si svuotano, un po’ che il bambino ha bisogno di mare, sta di fatto che Domenico scrive al gip per fare una richiesta un po’ così: tre ore di tempo, non di più, un paio di bagni, un castello di sabbia e una gazzosa, la domenica a cavallo di Ferragosto, giudice mio, si metta la mano sul cuore e mi lasci andare al mare con il mio bambino, lo faccia per lui che non c’entra con quello che ha combinato papà. Così il gip del tribunale di Genova Lucia Vignale, ci ha pensato un po’ su e ha deciso, vabbé, che male c’è? Sarà pure un rapinatore palo ma per una volta si può anche evitare che le colpe dei padri ricadano sui figli e allora «tutti al mare, tutti al mare, co li pesci in mezzo all'onne noi s'annamo a divertì», perché dopo Jannacci ce vò Gabriella Ferri.
Tre ore, non di più, dalle 15 alle 18, in permesso straordinario, motivazione «il bambino di tre anni ha diritto alla presenza del padre anche in un ambiente diverso rispetto a quello abitativo». Fausto Bruzzese, legale di Domenico, al «Corriere Mercantile» la spiega meglio: «Il figlio non può capire il motivo per cui il padre non può uscire di casa e ne soffre enormemente. Si tratta di una situazione di disagio. Al mio cliente non interessa andare in spiaggia per sé ma lo fa solo per il figlio». Che non capiva, povero piccolo, perché tutti i padri portassero al mare i figli tranne il suo e s’era convinto che non lo volesse.
Certo è un po’ di tempo che la giustizia va così e non solo da noi. Un paio di mesi fa un certo Mario Conte, in carcere con l’accusa di associazione a delinquere, ha ottenuto i domiciliari solo perché la mamma lavora, non ha nessuno che badi a sua figlia sotto i cinque gradi di parentela e non c’è asilo aperto negli orari in cui lui è in galera, cioè sempre. Qualche settimana fa Tremayne Durham, 33 anni, americano di New York, ha confessato l’omicidio di un gelataio solo dopo aver concordato con il giudice «un pranzo e una cena di buon livello». Per non dire di Alan Friess, giudice americano pure lui, che per decidere se condannare un ladro e scippatore a un mese di galera o a tre anni di libertà condizionata ha messo in mano al rinnegato una monetina e gli ha detto: decidi tu, testa 20 giorni, croce tre anni. E meno male che non se l’è giocata a rubamazzetto.