Premio Sacharov al dissidente cinese Hu Jia, ma nessuno ne parla

Il Nobel europeo per la libertà di pensiero assegnato dall'Europarlamento a Hu Jia, arrestato e condannato a 3 anni e mezzo di carcere dal regime di pechino per "incitamento alla sovversione del potere dello stato". Ma pochi ne parlano

Bruxelles - Niente da ridire quest’anno: che il premio Sakharov per la libertà di pensiero, concesso dall’Europarlamento sia andato per il 2008 al dissidente cinese Hu Jia, non ha sollevato obiezioni, se non a Pechino, dove ogni riconoscimento per chi non sta al gioco del governo è visto come un attacco ed una minaccia. Il problema resta però quello di sempre agli occhi degli europarlamentari e della dirigenza Ue. Perché – si chiedono – un premio che viene da tutta l’Europa e che vuole porsi come riconoscimento per chi “difende i diritti dell’’uomo e della democrazia nel mondo” suscita così poco interesse nei media, tanto da finire per l’esser confinato in poche righe dai giornali se non proprio del tutto ignorato?

Sono anni ormai che se lo vanno chiedendo a Bruxelles e a Strasburgo, non riuscendo a trovare spiegazioni. C’è addirittura chi, negli uffici comunitari preposti alle relazioni esterne, ritiene che il valore del Sakharov sia maggiore di quello dei Nobel e non si capacita dell’indifferenza con cui viene seguito. Anche il discorso sul fatto che il premio europeo consista in soli 50mila euro rispetto al milione che si può ricevere a Stoccolma, non li smuove più di tanto. Leggono l’elenco dei premiati dal 1988 (che comprende gente del calibro di Mandela, Dubcek, la birmana Aung San Suu Kyi, l’albanese Rugova, l’Onu, Reporter senza Frontiere, l’associazione bielorussa dei giornalisti e tanti altri) e non riescono a realizzare come l’impegno per celebrare un testimone della libertà non trovi corrispettivo nelle cronache.

Quest’anno poi il menù si presentava di rilievo. Hu Jia, 35enne pechinese è da anni protagonista del dissenso nei confronti del regime figurando nel “movimento degli avvocati scalzi”. Personalmente e tramite Internet si è battuto a favore dell’ambiente, delle cure anti-Aids, per i diritti umani calpestati ed è stato protagonista di ripetuti appelli per una inchiesta ufficiale sul massacro di Tienanmen del 1989 e per concedere risarcimenti alle vittime ed alle loro famiglie.

Nel 2006 , dopo essere stato incarcerato per 41 giorni, viene costretto agli arresti domiciliari per diversi mesi. Da allora, utilizzando lo pseudonimo di “Freeborn”, fa sentire la sua voce su diversi blog rivolgendosi tra l’altro proprio al Parlamento europeo nel 2007. Il 27 dicembre dello scorso anno, viene arrestato nuovamente ed accusato di “incitamento alla sovversione del potere dello Stato” e condannato, lo scorso aprile, a 3 anni e mezzo di carcere.

Il 17 dicembre, giorno della cerimonia del premio Sacharov, la sua sedia è rimasta vuota, nell’aula dell’Europarlamento (al pari di molti banchi degli eurodeputati). A rappresentarlo un video della moglie, Zeng Jinyan nel quale la donna ha detto di aver potuto incontrare il marito solo il 21 novembre scorso e di aver saputo da lui che era molto contento del riconoscimento attribuitogli “anche se le autorità ci hanno proibito di parlare del premio Sakharov”. E ancora, ha riferito la moglie, Hu Jia spera “di essere l’ultimo prigioniero di coscienza in Cina, ma la realtà è molto differente visto che per la libertà di espressione non c’è spazio e neanche motivo di ottimismo”.

Applausi, convinti, dei presenti. Che erano davvero pochi. Come era già accaduto nei precedenti appuntamenti dei 20 anni di premio Sacharov. Sarà forse anche per questo che il “Nobel europeo” non riesce a decollare come si vorrebbe nonostante le buone intenzioni?