Un premio allo scrittore amato dagli scrittori

Domani la diciottesima edizione del Premio Letterario Pen Club Italiano torna nella Compiano medievale, in quella Val di Taro che profuma di Liguria, nella sua piazzetta fanè, tra i tavolini sulla valle e voti a crescere per scoprire «lo scrittore votato dagli scrittori». Con una prestigiosa cinquina di finalisti che schiera Alberto Arbasino con «L'Ingegnere in blu» (Adelphi Editore), Fernando Bandini con «Dietro i cancelli e altrove» (Garzanti Ed.), lo «Strega» Paolo Giordano con «La solitudine dei numeri primi» (Mondadori Editore), Giampaolo Pansa con «I gendarmi della memoria» (Ed. Sperling & Kupfer) e Nelo Risi con «Né il giorno né l'ora» (Mondadori). Lo hanno chiamato «l'antipremio», alla faccia dei conti da far tornare pilotati dall'industria editoriale, che la piazza diventa specchio e rilascia stizze ed euforia. Nessun pasticcio, «nessun mercanteggiare fra editori», al premio non si concorre, ma si è prelevati. Un premio in presa diretta, le schede scrutinate dinanzi ad un pubblico attento, l'ansia del risultato, i fiati rallentati, le accelerazioni. Tutto nella metatemporalità di Compiano dove la Cultura rivive nell'anticonformismo di un Premio che se ne infischia del mercato e cerca la qualità. Tutto lì dalle 16, con spoglio in diretta, calcolatrici alla mano (poche) e lapis a scivolare veloci con grafia minuta.
Che i duecentocinquanta soci del Pen, per stabilire il vincitore, esprimono un secondo voto in busta anonima aperta direttamente dal notaio. Lì, con le lavagne lato valle, i numeri, e gli scrittori gomito a gomito con quella platea che i libri li ha masticati per bene. Fa un certo effetto e sa di buono. Complice quella Compiano che ti gioca sul tempo e non ammette cedimenti. Dal 1991, il ritorno rituale alla pietra del borgo colorato di fiori di vetro. E soci a crescere, albergo e convento saturi di ospiti, e l'aspettativa rigorosa in quella delizia bucolica. È l'intuizione del sistema di voto, la presenza dei finalisti nei giorni dell'assegnazione, e quel gusto unico della comunione letteraria che stempera i ruoli e dilata emozioni e amicizie. Approccio vecchio stile, autentico e senza sconti. Mille difficoltà, ma il messaggio è di quelli che scavano i solchi e il Premio resiste alle bordate degli anni. Sostenuto dalla Fondazione Cariparma, il Pen apre alle 11 con il Quartetto Afea del Conservatorio G. Verdi di Milano nella Chiesa di San Giovanni Battista e alle 12 inaugura la mostra di sculture in bronzo e disegni di Emilio Baracco nella Sala convegni del Castello. Alle 15.30 il saluto di Lucio Lami, responsabile del Premio e presidente onorario del Pen, l'intervento del presidente Sebastiano Grasso e alle 16 l'atteso scrutinio. L'appuntamento è nella piazza-cuore: un'occhiata agli scrittori con il libro sotto il braccio e ai giurati che puntano la lavagna. Sulla valle di un premio «altro» e sempre più internazionale.