Prende forma la casa dell’arte «futura»

Il ministro: «Un museo deve essere prima di tutto opera d’arte»

Pier Francesco Borgia

Più che ospitare opere d’arte, un museo deve essere «casa delle muse», insomma un’opera d’arte esso stesso. Parola di ministro. E non di uno qualsiasi. Bensì di Rocco Buttiglione, responsabile del dicastero cui è affidato il compito di tutelare e promuovere i nostri beni culturali e artistici. Ieri, visitando il cantiere di via Guido Reni dove - al posto delle vecchie caserme - sorgerà l’avveniristico polo museale MAXXI (ovvero museo d’arte del XXI secolo) progettato dall’architetto iracheno Zaha Hadid, il ministro ha voluto sottolineare gli sforzi fin qui sostenuti dal suo dicastero e da quello delle Infrastrutture (che ha la responsabilità economica del progetto).
La prima idea della casa dell’arte del XXI secolo risale al ’98 quando il ministero dei Beni Culturali affida proprio allo studio dell’anglo-irachena Hadid, vincitrice del concorso internazionale, la realizzazione del progetto finale. Le premesse ci sono tutte affinché il MAXXI diventi uno straordinario complesso architettonico costruito con materiali e tecnologie innovativi, vetrina privilegiata e necessaria dell’arte italiana contemporanea.
A tre anni dal via ai lavori, il cantiere del MAXXI ha aperto ieri le sue porte per la visita di Buttiglione, scortato dalla stessa Hadid e Pio Baldi, direttore generale per l’architettura e l’arte contemporanea. La visita al cantiere è stata l’occasione per fare il punto sullo stato dei lavori, iniziatisi il 20 marzo del 2003.
L’opera, il cui costo complessivo è di circa 80 milioni di euro, ha già utilizzato 22 milioni di euro tratti dal bilancio del ministero per le Infrastrutture e i Trasporti. All’appello mancano i restanti 58 milioni. E la lentezza dei lavori (che dovrebbero chiudere comunque nel 2007 con appena sei mesi di ritardo) è dovuta in parte proprio al problema dei finanziamenti.
«Quello del MAXXI - ha spiegato Pio Baldi - è il più grande cantiere di Roma e ad altissima tecnologia per giunta. Cemento, vetro e ferro non sono mai stati utilizzati in questo modo». Le mura perimetrali e gran parte dell’edificio, infatti, saranno rivestiti di calcestruzzo, come pure le superfici orizzontali e le lame di copertura, interamente rivestite in cemento fibrorinforzato. Una particolare miscela di cemento - spiegano i responsabili del cantiere - che in Italia ancora non era stata usata. Tanto che è stato necessario attrezzare tre grandi betoniere all’interno del perimetro del cantiere per la produzione di questo «inedito» materiale.
«Non voglio lamentarmi dei ritardi - ha commentato la Hadid durante la visita -. Ritardi di cui l'impresa, peraltro, non ha alcuna responsabilità. Con loro abbiamo lavorato bene e spero che questo sia il prossimo progetto che inaugurerò».
«L’idea che è alla base del progetto - ha spiegato la Hadid - è quella di movimento, un movimento generato da linee di forza che, sovrapponendosi, creano diversi livelli. Lo stesso sito, con la sua forma a L, suggerisce questa suggestione, dando vita a spazi interni ed esterni che si intersecano, senza rinunciare alla robustezza dell’edificio. Le linee si incontrano in maniera sempre diversa generando spazi espositivi variegati e utilizzabili in maniera diversa».