Prende fuoco il divano Anziana carbonizzata il marito è gravissimo

Nonostante l’età e i tanti acciacchi, o forse proprio a causa di questi, era un’accanita fumatrice. I vicini di via Trezzo all’Adda 8 la ricordano infatti sempre con la sigaretta in bocca. E proprio un mozzicone lasciato cadere sul divano, potrebbe essere la causa dell’incendio che ha ucciso una pensionata e mandato all’ospedale in gravi condizioni il marito che stava riposando in camera da letto.
«Saranno state le 15 - racconta l’inquilina del quinto piano con un cagnolino bianco tremante di paura al guinzaglio - Il mio compagno ha cominciato a sentire odore di bruciato, si è insospettito ed è uscito sul pianerottolo, l’ha trovato invaso da fumo e ha visto che usciva dalla porta del piano di sotto». L’uomo inizia a gridare per avvertire i vicini del pericolo, quindi chiama il 115. Nel giro di pochi secondi tutte le porte sono aperte, la gente scende così com’è, con un soprabito addosso, gridando e portando in salvo bambini, ma anche cani e gatti. Dalla strada vedono fiamme altissime uscire dalla finestra, sembra stia andando in cenere l’intero isolato. Pochi minuti e cominciano ad arrivare i soccorsi: le autoscale dei vigili del fuoco, le ambulanze e l’auto medica del 118, la polizia locale per la viabilità e i carabinieri per l’inchiesta. Il personale medico si prende cura di alcuni inquilini intossicati dal monossido di carbonio. Alcuni vengono assistiti sul posto, usando mascherine d’ossigeno e un paio di loro, uomini di 40 e 41 anni, a scopo precauzionale vengono spediti al San Paolo. Staranno tutti sul marciapiede fino alle 18, quando i vigili del fuoco li faranno rientrare, fuorché gli inquilini dell’appartamento sopra quello andato in fiamme, con l’unica prescrizione di non usare ascensore e luce delle scale fino a quando non saranno stati controllati.
Ai pompieri nel frattempo viene indicato l’appartamento dei coniugi Caligola, al quarto dei sei piani che compongono lo stabile degli anni Cinquanta. Dentro Aristodemo, detto «Demo», 83 anni e la moglie Anita, 79. I vigili sfondano la porta del bilocale, camera, salotto con angolo cottura, bagno. La sala giorno è un rogo, in mezzo, sul divano, il corpo ormai carbonizzato dell’anziana. Sul letto Demo, privo di sensi. Le fiamme vengono spente nel giro di pochi minuti e i pompieri permettono al personale medico di entrare. Per la pensionata non c’è più nulla da fare, il marito viene invece portato giù in barella e lo spediscono a sirene spiegate a Niguarda: ha ustioni, non particolarmente profonde, ma ha respirato tanto fumo.
«Pensare che proprio in questi giorni gli era stato diagnosticato un enfisema polmonare - spiega Giorgio Lunardi, inquilino del terzo piano - e girava con la bombola d’ossigeno a tracolla». Anche lei era piuttosto malconcia, soprattutto dopo un incidente da cui non si era mai ripresa. Si muoveva a fatica, i vicini la vedevano raramente. Ma sempre con la sigaretta in bocca. Quella che ora viene indicata come la causa dell’incendio. Anche se ovviamente carabinieri e vigili del fuoco non azzardano ipotesi. «Che ne sarà del povero Demo? - si chiede ancora Lunardi - I due non avevano figli, parenti non ne ho mai visti. Chi si prenderà cura di lui adesso?».