"Prendere il legno" al Museo della Carrozza di Macerata

Un vecchia esposizione riprende vita, comunica e apprende attraverso le tecnologie digitali nei musei…

Negli ultimi anni c'è stata una crescita massiccia dell'utilizzo di tecnologie digitali per far comunicare un museo sia in loco nei video-ambienti o ambienti sensibili, sia online tramite la creazione di siti web sempre più popolari, accattivanti e performanti. Di rimando ci si chiede quali potrebbero essere i cambiamenti o le evoluzioni apportate dal crescente utilizzo delle tecnologie digitali. Questo interrogativo è stato il motore principale che ha animato la progettazione del nuovo Museo della Carrozza inaugurato a Macerata nel dicembre 2009, nel suggestivo scenario di Palazzo Buonaccorsi con la specifica idea di fare e pensare il museo come “officina”, un “laboratorio” che alimenta le emozioni, le conoscenze e le esperienze della società.

Fondato nel 1962, il Museo della Carrozza di Macerata ha i suoi punti di forza nel pregevole nucleo di carrozze sportive, finimenti e selle donati dal fondatore Pieralberto Conti e in un nutrito gruppo di altre vetture appartenute a varie famiglie della regione marchigiana. Il nuovo allestimento ne valorizza le capacità attrattive e i motivi di interesse con l’impiego di aggiornate tecnologie quali videoproiezioni e touch screen.

Sin dall’ingresso il visitatore è accolto dal calpestio dei cavalli sulla pavimentazione in legno di quercia, seguito dal rumore della carrozza. È un invito alla visita e al contempo un campanello d’allarme per attirare l’attenzione sull’originale funzione dell’ampio atrio, in grado di attutire i rumori. All’interno del museo alcuni video, ispirati al tema del viaggio, ampliano la narrazione delle diverse sezioni. Ne risulta una situazione comunicativa “aggiunta” attraverso l’uso di flussi informativi eterogenei, veicolati da media differenti.

Il museo diviene una macchina narrante riuscendo ad unire la “forma” ai “contenuti” invitando a scoprire il territorio in carrozza. I touch screen offrono informazioni sui singoli veicoli esposti: accanto alla didascalia visualizzano graficamente, tramite l’adozione di tre fasce cromatiche diverse, le caratteristiche tecniche e meccaniche che contraddistinguono ruote, sospensioni e cassa. Forniscono una descrizione storico-evolutiva del modello corredata da un glossario che pone in condizione di identificare ogni singolo componente con il giusto termine. I visitatori, grandi e piccoli, chiedono spesso se si possa salire in carrozza.

Nel nuovo museo la risposta è naturalmente affermativa, ma la soluzione adottata è decisamente inattesa. Si sale tramite un piccolo e scomodo scalino su un’unica vettura costituita da una cassa ricurva e bombata sospesa su molle che, attraverso un ingegnoso sistema di videoproiezione sincronizzato, permette di far rivivere l’emozione del viaggio. Si possono scegliere numerosi percorsi nell’entroterra maceratese, a seconda della cartolina scelta che va imbucata nella piastra d’impostazione.

L’atmosfera diventa “alienante”: mentre riporta all’indietro nel tempo richiama anche alla realtà presente, magari trasferendo l’immaginazione a “quel viaggio” compiuto da Cenerentola e dal suo principe verso la felicità, un cammino cadenzato dal calpestio dei cavalli e dalla magia di un sogno infantile. Chiuse le tende, si parte finalmente e, sotto la spinta di un primo scossone a cui ne susseguono molti altri a seconda del tipo di strada che si sta percorrendo, si intraprende un viaggio modulato dal dondolio della vettura e dal sinfonico cigolio dei ferri contro i legni.

Dai finestrini anteriori, posteriori e laterali si vedono scorrere paesaggi, piccoli agglomerati urbani, chiese, riserve naturali, parchi e monumenti, mentre echeggia il racconto di un vetturino, tanto simpatico quanto loquace, che ci figuriamo alla guida della pariglia a controllare la vettura dall’alto della serpa. Questo immaginario personaggio dal tono familiare suscita curiosità e aspettative raccontando usi, costumi e leggende del luogo e lasciandosi andare anche a qualche citazione classica, ma sempre riformulata nel lessico proprio della saggezza popolare.

Poi la carrozza si ferma per rifocillare i cavalli e per permettere al viaggiatore di ammirare il territorio. Una volta ripartita il vetturino continua ad affabulare fino a quando lo stridio del freno annuncia la fine del viaggio. Allora le tende che oscuravano l’interno della carrozza si riaprono, l’esperienza magica e virtuale termina riconsegnando il turista all’interno del museo.

Il bagaglio di curiosità solleticato dall’esperienza può spingere ad approfondire il percorso, consultando il touch screen si può pianificare un “viaggio” reale. L’installazione multimediale favorisce e sviluppa la conoscenza del patrimonio storico artistico e ambientale del territorio maceratese adottando un originale ipotetico punto di vista: quello dei viaggiatori in carrozza e di quanti frequentavano le nostre contrade prima dell’avvento dei moderni mezzi di trasporto. Tra gli assi viari storici della provincia sono proposti alcuni itinerari esplorabili in forma multimediale ed interattiva che permettono di ripercorrere il territorio maceratese simulando le sensazioni di chi viaggiava in carrozza.

Nella logica di sistema il visitatore è proiettato in una particolare atmosfera che gli consente di intraprendere dal Museo della Carrozza un “viaggio virtuale” alla scoperta delle principali attrattive del territorio. Ad esempio, avvalendosi di video ambientazioni multisensoriali, da Palazzo Buonaccorsi si può risalire la valle del Chienti sino al castello di Caldarola, per poi proseguire lungo la via dei manieri oppure discendere la valle del Potenza per raggiungere l’abbazia altomedievale di Rambona.

Il visitatore viene coinvolto a livello emozionale in un viaggio esplorativo multimediale attraverso un cortometraggio animato e sceneggiato, che permette di scoprire e di approfondire aspetti divulgativi e didattici. Alle tecnologie, appositamente progettate con l’intento di ricreare movimenti e sonorità degli spostamenti con questo antico mezzo di trasporto, è assegnato il compito di porre in diretta continuità la carrozza e il territorio circostante, indagato tramite la modalità del viaggio. In linea con la particolare attenzione che il Museo dedica al rapporto con il suo pubblico, nel sito www.maceratamusei.it,oltre a una serie di laboratori tuttora in allestimento e documentati da una photogallery, c‘è anche un inconsueto “Baule di giochi”. Concepito inizialmente come semplice deposito di attività ludico-creative, in questo primo anno di vita è divenuto fonte per lo svolgimento di ulteriori attività didattiche anche da parte di insegnanti con lo scopo di rafforzare l’esperienza vissuta nel museo. Alla serie di strumenti per i più piccoli appartengono i cinque cubi posti lungo il percorso in forma di scherzosi indovinelli e una piccola brochure illustrata distribuita gratuitamente allo scopo di approfondire le curiosità suscitate dalla visita. Il Museo si configura come vero e proprio “mediatore” in grado non solo di conservare e trasmettere il sapere da una cultura all’altra, da un’epoca all’altra, da un codice interpretativo all’altro, ma anche di fare cross media.

I nuovi media non si differenziano soltanto per il semplice supporto tecnologico, ma perché riformulano globalmente i processi di trasmissione, fondando una nuova modalità di fare e pensare il museo. Esso oggi ha nuovi occhi, è un ponte tecnologico tra la valorizzazione dei contenuti e l’interazione mediata tra l’altro e il sé.

di Rosaria Cicarilli e Giuliana Pascucci
Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi
Foto: Massimo Bracci, Andrea Galdo, Michela Maria Marconi, Federico Ambrosi Gruppo Italiano Attacchi