«Prendere la spazzatura fa bene al turismo»

Gli «Arancioni» spingono per decidere in tempi rapidi gli inceneritori già previsti. Rocca, ex sindaco di Zoagli: «Le elezioni di Sestri Levante impedirono di fare l’impianto voluto da tutti nel Tigullio»

Solidarietà? «Accà niusciun’è fesso», sembra rispondere Sandro Biasotti, che come ex governatore della Liguria si ricorda benissimo che quattro anni fa il ritornello si era già sentito, e lui la solidarietà alla Campania l’aveva già data. «Anzi, di rifiuti ne avevo accolti il doppio di oggi, duemila tonnellate, a costo di scontrarmi con una parte rilevante della mia maggioranza - sottolinea -. Ma la solidarietà si dà una volta sola. Dopo quel gesto hanno irresponsabilmente continuato a non fare nulla e sono daccapo. Il fatto è che accadrà la stessa cosa qui da noi». La risposta, che peraltro la butta sul turistico scambiando l’accoglienza dei rifiuti come un investimento dal momento che «anche la Liguria ha tutto da perdere dal punto di vista dell'immagine turistica nel vedere ogni giorno attraverso i mezzi di informazione immagini sull'emergenza rifiuti a Napoli», arriva dall’assessore Fabio Morchio. Sì, perché il «titolare» della rumenta, Franco Zunino, è in vacanza, pardon in missione, a Cuba. Per quello che il vicepresidente Costa ha definito un viaggio di lavoro. Solo che Zunino il suo lavoro lo ha «discaricato» sulla scrivania di Morchio nel momento di massima allerta.
Ma Biasotti non ne fa una questione politica, guarda all’allarme futuro. Perché il problema è quello che accadrà appena chiuderanno Scarpino e le altre discariche che sono già sature. «Anzi, Scarpino era già esaurita nel 2003 e sta andando avanti di proroga in proroga - mette in guardia il consigliere regionale -. Non so cosa potrebbe accadere se un cittadino qualsiasi facesse ricorso al Tar per chiuderla subito. I magistrati mica fanno finta di niente». Anche perché tutte e quattro le Province stanno violando quello che è il loro stesso piano dei rifiuti. «Un piano che io avevo imposto a ciascuno di approvare - fa notare il fondatore degli Arancioni -. E ci sono riuscito entro il 2004 minacciando di commissariare le Province. Da quando è arrivato Burlando è rimasto tutto fermo, Savona ha addirittura cancellato con una delibera l’ipotesi di inceneritore. Non voglio entrare nel merito del tipo di impianto, se esistono sistemi più moderni ben vengano, ma resta il fatto che i rifiuti bisogna distruggerli, come avviene in ogni Paese, non buttarli in discarica e lasciarli lì, sennò inquinano di sicuro, con il percolato, la diossina e tutto il resto.»
Certo, non è una decisione popolare, occorre responsabilità da parte di chi amministra, voglia di decidere. «E di far rispettare la decisione - insiste Biasotti -. Io la responsabilità di far approvare gli inceneritori e di far individuare i siti me la sono presa, fossi Burlando oggi avrei già commissariato le Province che non rispettano i piani». Così tutti gli eletti «arancioni» si stanno già muovendo con atti in Regione, Provincia e Comune. A Tursi Walter Centanaro, Lilli Lauro e Franco De Benedictis hanno presentato una mozione per costringere la sindaco a prendere decisioni, e a dare tempi certi. In Provincia Massimo Pernigotti incalza Alessandro Repetto perché «bisogna fare questo impianto e non si può rinviare con la scusa del sito da individuare».
Gi, il sito. Franco Rocca, oggi consigliere regionale, ma già sindaco di Zoagli, rivela perché in Liguria non esiste ancora un termovalorizzatore. «Nel ’98-’99 come sindaci del Tigullio eravamo tutti d’accordo sull’idea, utile ed economicamente valida, di fare un impianto nella nostra zona - ricorda Rocca -. Per evitare questioni di campanile, decidemmo di incaricare l’Università di Pisa di indicare il sito più idoneo, in modo da essere più imparziali possibile. La Provincia, con l’allora presidente Marta Vincenzi e l’assessore Rossella D’Acqui, ci elogiavano e ci spingevano ad andare avanti. Eravamo tutti trepidanti e felici quel giorno che arrivò il risultato dell’Università. Eravamo in sala giunta a Lavagna quando venne aperta la busta. Avevano indicato una località nel comune di Castiglione Chiavarese. In quell’istante Mario Chella, sindaco di Sestri Levante, si alzò e iniziò a contestare perché aveva le elezioni in vista. E da quel giorno anche la Provincia iniziò a dire che non andava più bene. Si è ripartiti daccapo e si è arrivati a Scarpino». Anzi no, neppure a Scarpino c’è l’impianto.