«Prendeteli perché sono spietati»

Parla l’uomo aggredito e picchiato con la moglie e il figlio da quattro slavi. Caccia ai malviventi

È caccia grossa ai banditi che hanno assalito la villetta di via Bressan alla periferia di Aicurzio. La descrizione di alcuni testimoni, l’accento dell’Est Europa, i precedenti in zona, le foto segnaletiche, una nuova serie di rilievi nella villetta. Tutti indizi che gli investigatori stanno seguendo per catturare i quattro malviventi che hanno terrorizzato per un’ora una famiglia di contadini mandando padre, madre e figlio all'ospedale. Il tutto per poco più di mille euro. Pugni, schiaffi, calci, violenza per far confessare alla famiglia l'esistenza di una cassaforte che non c'era.
Nel frattempo Cesarino Biffi, il figlio di 25 anni, degente all'ospedale di Vimercate, e la madre Antonietta, ricoverata all'ospedale San Gerardo di Monza, si stanno lentamente riprendendo. «Prendeteli perché sono spietati» continua a ripetere il proprietario della villetta, riferendosi non solo alla ferocia con cui lui e i suoi familiari sono stati aggrediti, ma anche per «salvaguardare la collettività». L’uomo, che è stato vicesindaco di Aicurzio, è apparso comunque lucido, nonostante il trauma per il brutale assalto. La moglie oggi verrà sottoposta a un intervento di chirurgia maxillo-facciale. Il figlio, invece, martedì dovrebbe essere operato alla caviglia spezzata da un calcio.
Come ha detto un investigatore «temiamo che i rapinatori, che sono di tutt'altra “razza” rispetto a quelli che sono andati nella villa del calciatore del Milan Clarence Seedorf, possano colpire ancora». Per questo i carabinieri stanno setacciando tutto il territorio nei dintorni di Monza e nell'hinterland milanese pattugliando, soprattutto di notte, le abitazioni più isolate.
Le testimonianze dei vicini di casa della famiglia aggredita sono drammatiche. «Li ho visti mentre l’ambulanza li portava al pronto soccorso - commenta un’anziana -, non li ho nemmeno riconosciuti talmente erano gonfi dalle botte. Sembravano aggrediti da degli animali. Bisogna ammazzarli, altro che aiutarli». Sconforto anche nelle parole del primo cittadino Matteo Baraggia. «Non mi sento di dare torto ai miei concittadini che non si sentono più liberi. Abbiamo lavorato molto sul tema sicurezza, telecontrollo, espansione limitata, altri accorgimenti. Non sono serviti a nulla».
L'inchiesta è coordinata a ritmo serrato da Antonio Pizzi, procuratore capo di Monza, e dal pubblico ministero Donata Costa. Una razzia vera e propria, ma sproporzionata rispetto all'entità del bottino, costituito da spiccioli trovati nei portafogli, qualche monile, due motoseghe, indumenti e telefoni cellulari vecchio modello oltre ad altri oggetti di uso quotidiano. I malviventi non sono riusciti invece a portare via un borsone pieno di scarpe.
«La lotta al fenomeno delle rapine in villa non si vince con la giustizia fai-da-te, ma regolamentando, se non fermando, il flusso degli immigrati, integrando chi ha già varcato la frontiera e potenziando ancor di più il controllo sul territorio» ha commentato ieri il procuratore Pizzi. Per il magistrato si sta «stratificando una sorta di società parallela, anonima e senza volto, che si va ingrossando e che è composta da questi immigrati arrivati in Italia in modo clandestino». Immigrati che commettono delitti «da un lato per procurarsi i mezzi di sostentamento, dall’altro per una ritorsione forse inconscia» nei confronti di chi li emargina. «Il connotato di queste rapine è la violenza - sottolinea Pizzi - che può essere ascritta alla brutalità del singolo ma anche un indizio di una sorta di rivolta contro la società normale, opulenta, che non riconosce i loro diritti, non dà speranze di inserimento e non consente di realizzare alcun progetto di vita».