«Prendi il libro, papà, che spegniamo la Wii e il dvd»

L ei nove anni, lui quasi sette. Hanno fatto i compiti, la cena è appena terminata, si sono persino già lavati i denti. Navigano nei loro pigiamoni consci di essersi comportati bene. A osservarli meglio, sembrano illuminati, come avessero in fronte una scritta lampeggiante al neon che dice siamo stati dei bravi bambini e ci meritiamo una ricompensa. Allora mi gonfio di magnanimità e dico: «Prima di andare a nanna che cosa vole…». «Un pezzo di Harry Potter» interrompe il piccolo, «vorrei vedere quello in cui Harry… » aggiunge di fretta e non lo sento ma tanto non importa sta correndo a cercare il dvd e ci penserà lui. «Io invece potrei giocare un po' con il Nintendo?» domanda la grande. Li accontento. Li osservo sul divano rilassarsi l'uno e l'altra e penso che non potrebbe andar meglio di così. Ogni tanto la grande mostra orgogliosa il punteggio a cui è arrivata; a volte il piccolo interrompe per anticipare al mondo la prossima scena del dvd visto decine di volte. Ad un tratto qualcosa sulla libreria cattura la mia attenzione. Noto il dorso blu di un libro e mi torna in mente un volume che amavo da bambino. Mi alzo sentendomi spiato da quattro occhietti preoccupatissimi di dover finire subito a letto, m'arrampico e lo afferro. È proprio quello. «Ah sì, tempo fa è passata tua madre e l’ha lasciato qui...» dice mia moglie guardandomi appollaiato.
Mia madre? E mio padre. Una sera in montagna. Il mangiadischi arancione Penny che canta e racconta a mille ce n'è nel mio cuore di favole da narrar. Vedo papà alzarsi e cercare in un cassetto della nonna un vecchio libro col dorso blu. Quel libro. Le più belle favole di Hans Christian Andersen. E mi illumino pensando alla magia del ripetersi di certi momenti e mi spengo pensando che quarant'anni fa ci misi un attimo a riporre il mangiadischi per dire a papà «daì leggimi una storia». Oggi ci sono invece i dvd di Potter con i contenuti extra e le console tredì. Era più facile catturare l'attenzione di un bimbo ai tempi di papà.
Lei nove anni, lui quasi sette. «Che libro è?» domandano. Un libro del nonno quando'era bambino che poi diede a me da piccolo e che non ricordavo più di avere. Un libro di fiabe che già conoscete, che avete ascoltato nelle cassette di a mille ce n'è. È un attimo. La grande si alza e dice sono stanca; il piccolo blocca il dvd e quasi si scusa, non t'offendi se finisco di guardarlo domani? dice. «Allora a nanna» ne approfitto io. «Sì, sì» dicono in coro zampettando verso la cameretta. «Però porta quel libro con te, papà. Ti aspettiamo su».