Prendi le parole e scappa

Dopo 25 anni il cineasta torna in libreria. I racconti di "Pura anarchia" sono capriole verbali e oniriche avventure nate da notizie di cronaca e condite dal gusto per l’assurdo e per la battuta fulminante

Il prossimo 1 dicembre saranno 72. Ma il vecchio Woody Allen di anni ne dimostra, almeno nella scrittura, trenta o quaranta in meno. E (così la finiamo subito con i numeri) 25 anni dopo la commedia in due atti La lampadina galleggiante (The Floating Light Bulb) si ripresenta in libreria. Lo fa con uno dei suoi pezzi forti, cioè la raccolta di racconti umoristici, come avvenne per Saperla lunga, Citarsi addosso ed Effetti collaterali. Il titolo, Pura anarchia (Bompiani, pagg, 173, euro 16, traduzione - efficace - di Carlo Prosperi, in vendita da ieri), assolve ottimamente il compito di non delimitare il prato in cui pascolano in assoluta libertà capriole verbali, situazioni paradossali, oniriche avventure alle prese con Pubblicità, Cinema, Letteratura, Moda.
Questo eterno ragazzo, innamorato di Bergman e delle atmosfere hard boiled, delle pupe tutte curve e dei fratelli Marx, dei filosofi da usare come «spalla» e dei teatri di posa, non invecchierà mai. Non diventerà uno di quei rabbi dalla chilometrica barba che ogni tanto spuntano nei suoi film per elargire pillole di saggezza ebraica. E poi la sua faccetta triste che fa così ridere è sempre ben rasata... Insomma, a distanza di decenni, ritroviamo il solito monello dalla lingua lunga che porta in giro per il mondo un inesauribile campionario di witz, buoni per tutte le occasioni e per tutti i bersagli.
Spulcia i giornali e prende spunto da curiose notizie di cronaca, come l’ultima impresa di un leggendario bandito indiano (e, inviatosi prontamente sul posto, fa conoscenza con una Shakira la quale «mi strinse con le sue due braccia mentre le altre quattro mi frugavano nei pantaloni»), o il lancio sul mercato di tessuti che annullano i cattivi odori, o la vendita all’asta di un tartufo per 110mila dollari, o la trovata di un tale che vende su Internet le preghiere da lui recitate per conto di clienti che non hanno tempo da dedicare all’Essere Supremo. Mescola lessico da legal-thriller e reminiscenze disneyane portando Topolino a deporre in tribunale. Cucina stralci dal Libro delle diete di Friedrich Nietzsche (prefigurando scenari di questo tipo: «L’epistemologia rende le diete una questione di lana caprina. Se nulla esiste al di fuori della mia mente, non solo posso ordinare di tutto, ma il servizio sarà impeccabile»). Compulsa la pagina settimanale delle scienze del Times ricavandone riflessioni sulle leggi del cosmo («L’unico vantaggio dello spazio-tempo è che se ti spingi fino ai margini dell’universo e il viaggio dura tremila anni terrestri, al ritorno i tuoi amici saranno morti, ma tu non dovrai ricorrere alle iniezioni di botulino»). Medita sui disastrosi consigli degli esperti in ristrutturazioni edilizie. Tiene botta a un impresario folle che vuol fare un musical sulla Vienna della secessione («“Come fa Mahler a vincere la paura della morte?” chiesi. “Morendo. Ci ho pensato parecchio: è l’unico modo”»). Butta giù una microsceneggiatura incentrata su un genio del teatro finito a vendere hot-dog e latte di cocco per strada.
Due i temi conduttori di queste zingarate nel regno dell’assurdo: i soldi e il crimine. Ingredienti che si sposano alla perfezione, meglio della panna con le fragole e del whisky con una ragazza che ci sta. Ingredienti che sono anche i «motori» di gran parte del cinema di Allen fin dai titoli, da Prendi i soldi e scappa a Crimini e misfatti. E, poi, l’io narrante, il vero sceneggiatore della sua intera opera cinematografica, qui assente in soli tre racconti su diciotto. Citarsi addosso era il titolo di una raccolta alleniana del ’75. Titolo onesto che già chiariva la cifra di una prosa in cui la forma si fa contenuto, divenendo stile. Abbondantemente vaccinato da quarant’anni di spettacolo, ora per Woody citarsi addosso non è più un rischio, ma un dovere, come per quei personaggi del nostro avanspettacolo condannati a non uscire dai confini del proprio personaggio, pena gli sberleffi e i «buuu» del pubblico.
Ma non c’è polvere di stelle, in questi strampalati medaglioni, non c’è trucco e non c’è inganno, in questa fiera delle fantasie. C’è, invece, la genuinità di un mestierante del motto di spirito che, nonostante tutto, conserva l’antica arte del sorriso.