Prendiamo lezioni da Dickens e dalla sua concretezza

Caro Massimiliano, leggo la pagina dei dibattiti de Il Giornale del 6 luglio con alcuni interventi del «Pensatoio» de il Giornale di cui mi sento orgogliosa di far parte, rifletto e mi sento di dirti che con il seguente intervento vorrei cercare di essere il più sincera possibile pensando di rappresentare il pensiero ed anche il malumore diffuso che coinvolge noi cittadini in generale.
Ringrazio il Giornale e il «Pensatoio» per dare voce a tante riflessioni che, tuttavia, ritengo dovrebbero convertirsi in concretezze, in realtà tangibili e non più in parole. Insomma, occorrono fatti e non più parole, come si legge in «Hard Times» di Charles Dickens: «Now, what I want is facts. Teach these boys and girls nothing but Facts. Facts alone are wanted in life» (attenzione al termine «facts» reiterato per metterne in evidenza il significato). I «fatti» vengono insegnati nella scuola di Gradgrind, profeta dell’utilitarismo, dove si «iniziano» i piccoli abitanti di Coketown alla dottrina delle formule e delle evidenze.
Insomma, prendiamo lezioni da Dickens o da chi con più umanità, con l’esperienza e la volontà ha ottimismo da vendere, ma cerchiamo di essere concreti e risoluti una volta per tutte ognuno assumendosi le proprie responsabilità: i politici che hanno in mano la gestione delle nostre città, i cittadini che grazie o a causa del suffragio universale hanno il diritto di voto e con questo possono dire molto, anzi, fare molto di pratico.
Accantoniamo ogni rancore, ogni risentimento, ogni tipo di stanchezza dovuto alla vita frenetica di oggi giorno e al troppo benessere raggiunto che da un po’ di tempo a questa parte ci sta dando alla testa.
Giulio Tremonti già anni fa aveva azzeccato il pericolo delle conseguenze che il fenomeno della globalizzazione può portare. La concorrenza spietata con altri mondi che non siano più necessariamente quelli dell’Occidente, porta inevitabilmente a far rafforzare i nostri Stati. Chi non compete e non si adegua è «out», chi non trova delle soluzioni per risanare la propria salute economica e finanziaria, previdenziale e lavorativa è «out». Il problema è che ad essere «out» siamo tutti noi cittadini contribuenti che sudiamo i nostri stipendi per garantire a noi stessi, alle nostre famiglie, ai nostri figli un’esistenza positiva ed un futuro migliore.
Ovviamente, parlo sempre di gente comune, che non è né ricca di famiglia, né ereditiera, ma che semplicemente appartiene al ceto medio che si barcamena quotidianamente con spirito di sacrificio, con dignità ed orgoglio.
Mi appello proprio a queste caratteristiche per cercare di entrare nella testa di ognuno di voi/noi attraverso quello che si può definire «brain-washing» (sempre per rimanere in tema di citazioni letterarie inglesi, questa volta da «1984» di George Orwell) o quello che volete pur che determinati concetti entrino nella nostra mente e nella nostra volontà.
Non facciamoci prendere dallo sconforto, dall’apatia, dal fatto che tanto il nostro posto (di lavoro) è garantito, dal motto «tirar a campa’» che lasciamo volentieri al mondo a parte dei napoletani.
Esistono purtroppo già tanti problemi di cui quelli di salute sono i più importanti, allora non creiamocene degli altri gratuitamente, la vita è troppo bella per rattristarci o per prenderla «con filosofia».
Noi del «Pensatoio» diamo un esempio concreto e non importa se tale esempio verrà dato con l’ausilio di politici o con dieci o venti persone. Le persone potrebbero anche essere duecento, ma se non vi è la volontà di cambiare, di essere attivi e non passivi, determinati nel predicare bene e razzolare altrettanto non serve a nulla.
Allora, basta anche solo una mente pensante, univoca, unita che cerchi di trascinare tutti per far capire che dobbiamo darci da fare per migliorare lo stato delle cose e per farci governare dai migliori politici possibili, nei limiti ovviamente.
Ogni giorno io sento il parere della gente comune, dei colleghi di lavoro, sento un umore generale che parte da una profonda stanchezza dei cittadini che vedono troppa disparità tra la classe politica e noi comuni mortali. Possibile che al giorno d’oggi esistano ancora tutti i privilegi che la casta degli intoccabili non si vuole togliere? Scusate, ma dobbiamo pensare soprattutto a queste cose, prima di parlare e di votare dobbiamo tutti metterci una mano sulla coscienza.
È per questo motivo che vedo nel «Pensatoio» un mezzo per educare le nostre menti a riflettere e ad agire di conseguenza.
Sperando di avervi dato l’input giusto, vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buon lavoro...