Prepara la lapide: "Non seppellite qui mia moglie, con lei vita sessuale sofferta"

A Tombolo nell'alta padovana, un ottuagenario ancora vivo e in ottima salute, ha attaccato una lastra di marmo al suo loculo al cimitero. Poche parole in metallo dorato per accusare la moglie di non avergli dato gioia nell'intimità. Per questo adesso non vuole le ceneri della donna, morta due anni e cremata

Non ha mai perdonato alla moglie di avergli riservato solo spine, per quanto riguarda i rapporti intimi. Neppure quando è morta, due anni fa. Così per punirla in eterno ha preparato la lapide da mettere sulla sua tomba con una scritta «vita sessuale sofferta». Ma quando sabato l'ha portato al camposanto, è comprensibilmente scoppiato il finimondo.
Tombolo, 8mila e passa abitanti, florido centro dell'alta padovana, famoso per i numerosi commercianti di carne che ne hanno fatto la fortuna. E per aver dato i natali al finanziere Ennio Doris, amico di Silvio Berlusconi e inventore di «Mediolanum», e Dino Baggio, centrocampista di Toro, Juve, Inter, Parma e Lazio, che ha poi finito la carriera proprio nella formazione di casa. Ma ora anche per Rino Caterino Bertollo, nato il 9/12/1926, morto «attendo o decido», come è scritto in caratteri dorati sulla lapide da lui lungamente medita. Ma soprattutto quel che colpisce maggiormente è la frase che segue «Vita sess. sofferta. Non perdono Flavia. Ceneri sue non qui».
Rino non è ancora morto, come si capisce, ma si è già «portato avanti» con la lapide e l'ha sistemata sul loculo. Prendendosela con la moglie, defunta da due anni e mezzo ed accusandola di avergli fatto passare una «vita sessuale sofferta». Sabato è entrato al cimitero, a bordo della sua auto, ed ha parcheggiato giusto davanti ai loculi dove sono stati tumulati mamma e papà, dove anche lui ha deciso di «riposare» quando arriverà il momento. Dal bagagliaio della vettura ha tirato fuori la lastra di marmo, piuttosto pesante per l'anziano, che ha non poche difficoltà a muoversi e deve aiutarsi con un bastone. Al camposanto ha però trovato uno degli addetti comunali che, pur impegnato a sistemare i lumini delle tombe, non si fatto certo pregare per dargli una mano. «Ma non ho fatto caso a quanto era scritto sulla lapide però» ha poi spiegato. Sulla lapide la sua fotografia, un bel faccione incorniciato da una candida barba. E sotto la scritta incriminata.
«Sabato sera c'erano centinaia di persone. Non riusciamo a capire questa sua uscita, un insulto nei confronti della povera Flavia, una donna meravigliosa, che gestiva una bottega di taglia e cuci in paese. Una donna buona, brava e molto bella, semmai la vita sessuale sofferta ce l'ha avuta lei». Racconta un compaesano che poi aggiunge «Rino è un uomo colto, ama la tecnologia, noto in paese per essere ateo e anticlericale convinto. Ricordo che al funerale della moglie non ha voluto entrare in chiesa. Anche se poi è rimasto fuori a piangere. Ma sicuramente anche un personaggio stravagante».
E su questo nessuno d'ora in poi avrà più nulla da eccepire.