La preparazione delle forze irachene ora dà più garanzie

Andrea Nativi

Il successo del referendum elettorale è stata l’ennesima dimostrazione del crescente livello di capacità raggiunto dalle forze di sicurezza irachene e dalle forze della coalizione. La guerriglia non è riuscita a condurre azioni eclatanti, né a sviluppare una quantità di operazioni offensive tali da impedire il regolare svolgimento delle consultazioni. E se un analogo risultato sarà ottenuto durante le elezioni legislative di gennaio 2006, davvero si potrà cominciare a ridurre i contingenti statunitense ed alleati in Irak.
Terroristi e insorti hanno compiuto il massimo sforzo per sabotare il referendum, ma hanno fallito perché le forze della coalizione hanno mantenuto la massima pressione già nelle settimane precedenti l'appuntamento. Inoltre, la disponibilità di un numero crescente di reparti iracheni in grado di svolgere compiti significativi ha consentito ai comandanti statunitensi di concentrare le proprie forze nelle aree più critiche, beneficiando poi dei rinforzi fatti affluire per questo periodo elettorale, 16.000 uomini, che si sono aggiunti ai 140.000 già presenti. Un incremento ottenuto in buona misura anticipando l'arrivo di nuove unità e ritardando la partenza di quelle giunte alla fine del proprio turno. Questo vuol dire che nelle province «calde» ci sono più soldati iracheni e americani rispetto a quanto accadde durante le consultazioni dello scorso gennaio.
Il fattore tempo sta giocando in favore delle forze della coalizione: ogni settimana che passa vede crescere il numero dei reparti iracheni, la loro capacità, il morale del personale, la qualità e quantità dell'equipaggiamento. I primi tentativi di riformare esercito e forze di sicurezza iracheni, due anni e mezzo fa, furono un vero disastro, ma gli Usa hanno imparato la lezione ed i risultati sono tangibili.
Attualmente oltre 200.000 soldati hanno completato almeno l'addestramento di base. I reparti non sono più decimati dalle diserzioni, perché sono tutti mantenuti al di sopra degli organici tabellari, per compensare le «perdite» non dovute all'azione. E gli abbandoni si stanno riducendo, mentre il flusso di volontari continua a superare le esigenze. Questo consente di applicare criteri di selezione più severi, anche se le infiltrazioni di informatori del nemico rimangono un problema, così come l'integrazione di ex miliziani provenienti dalle formazioni armate fondamentaliste.
Complessivamente per le elezioni sono stati messi in campo 115 battaglioni iracheni, dei quali 88 dell'esercito e 27 delle forze di polizia. Ciascuno di essi include un team (Mtt) di «consiglieri» stranieri, per lo più americani, di almeno 10 elementi, che accompagna in azione l'unità e quando serve fa arrivare il necessario supporto di fuoco o specializzato. Un numero crescente di questi reparti è di categoria 1 o 2, unità capaci di operare con un discreto grado di autonomia dalle forze Usa. Se a marzo 2005 i battaglioni dell'esercito con questo standard erano 21, a ottobre si è giunti a quota 39 e a gennaio il numero sarà vicino a 45. Intanto è migliorata la qualità dei quadri, sia degli ufficiali, sia dei sottufficiali. Il passo successivo prevede la costituzione di unità complesse, brigate e divisioni, che nei prossimi mesi potranno cominciare a sostituire i reparti americani ed alleati almeno nelle 14 province più stabilizzate.