Presa la banda dei ladri di Rolex: da Napoli per rubare ai semafori

Sei aggressioni in poche ore con la centrale operativa frustrata e impotente di fronte a quattro banditi impegnati a macinare rapine di Rolex e livello industriale. Sei colpi tentati, cinque riusciti. Fino a quando, verso le 18, la buona notizia: uno dopo l’altro vengono bloccati due componenti la banda. Sono napoletani, gli esperti di questo genere di colpi, che salgono al nord per colpire: un paio di giorni di «lavoro» poi via a casa. Recuperati tre orologi, ma curiosamente non quelli rapinati del pomeriggio.
La striscia di assalti si svolge nelle strade attorno a San Siro nelle ore immediatamente precedenti e successive alla partita Inter-Siena. Evidentemente i banditi contano sul fatto che 80mila persone che entrano ed escono contemporaneamente dallo stadio creano un bel po’ di confusione. I quattro, a bordo di due scooter, iniziano a martellare alle 13.20 in corso Vercelli, per poi ripetersi 13 minuti dopo in via degli Aldobrandini e in via Cremosano alle 13.37 e alle 14.30. Poi silenzio fino alle 17.13 quando ricompaiono in via Pessano e un quarto d’ora dopo in piazza Zavattari. Varie le tecniche: dallo specchietto spostato all’automobilista fermo al semaforo, il quale sporge il braccio per sistemarlo e si vede sfilare l’orologio, all’aggressione brutale, colpendo la vittima con un casco e con il calcio di una pistola. I quattro racimolano così cinque orologi, una rapina va a vuoto, dal valore di 35mila euro circa.
In centrale operativa gli agenti sono neri, si sentono umiliati e derisi. Ma alle 18.15 la volante Genova ferma in via Paravia un giovane sospetto che esibisce una carta d’identità intestata a Giuseppe Febbraio, 30 anni, pregiudicato di Napoli. Viene portato in Questura dove si scopre che il fermato in realtà è il cugino, Giuseppe Tarantino, 31 anni, napoletano di via Nova Santa Maria 12. Guarda caso con precedenti come rapinatore di Rolex. In attesa della contestazione degli assalti, viene accusato di «falsificazione di documenti atti a espatriare» che, grazie alla flagranza, consente l’arresto.
Nel frattempo però c’è stato anche il secondo fermo. Sono le 18.45 quando in via Newton la volante Tevere guidata dal sovrintendente Domenico Messina nota un uomo che sta caricando su un furgone un paio di scooteroni neri, uguali a quelli dei rapinatori. Si tratta di Francesco Cicchini, 39 anni, residente in via Solimena a Sant’Antimo, nel napoletano, ovviamente con precedenti specifici. Il veicolo, un Renault Master, risulta intestato a una ditta di autonoleggio, quasi sicuramente estranea ai fatti, mentre le moto, due Piaggio Tyfon e Skipper 125, appartengono a un pregiudicato di Scampia. Sotto l’aletta parasole vengono trovati due Rolex con il cinturino strappato e un Audemars Piquet. Ma curiosamente non risultano appartenere a nessuna delle cinque vittime del pomeriggio. E neppure rapinati a Milano. Segno che il malandrino con i suoi complici era in giro da almeno un giorno e fare disastri non solo a Milano ma in tutta la Lombardia.