Presa la banda della molotov: «Intolleranza contro i romeni»

Con un’indagine lampo (meno di 24 ore) i carabinieri del nucleo informativo hanno fermato uno dei giovani che, nella notte tra mercoledì e giovedì, aveva lanciato una bottiglia molotov contro uno stabile abbandonato dove di solito vivono immigrati generalmente irregolari in via Morosini (in piena zona Monforte). Il ragazzo, maggiorenne, è un piccolo balordo che ha già creato parecchi fastidi alla sua famiglia. I genitori, infatti, quando venerdì sera i militari si sono recati a casa loro per portare in caserma il figlio, avrebbero manifestato tutta la loro approvazione perché sperano che la lezione dell’arresto possa servire a questa «testa calda» anche se non un razzista: non ha infatti alcuna collocazione politica. Pure gli altri componenti della banda avrebbero le ore contate: gli investigatori, infatti, sono convinti che il fermato non fosse solo e, insieme a lui, ci sia stato invece un’intero gruppo.
L'episodio si era verificato verso l'una e in quel momento nel palazzo, fatiscente, dormivano due romeni. Nessuno era rimasto ferito e anche i danni sono stati lievi. Da quanto appreso, gli immigrati, che sono stati poi identificati, hanno spento con un secchio d'acqua le fiamme che hanno annerito un muro. Non è ancora stato accertato se si tratta di un caso di razzismo o invece di un atto di ritorsione o di una vendetta nell’ambiente dell’immigrazione clandestina o della criminalità.
I due romeni, di 23 e 24 anni, già noti ai militari e che risultano non avere una occupazione stabile, sono stati denunciati per occupazione abusiva di suolo pubblico. Ai carabinieri hanno detto di non sapere quali possano essere le motivazione del lancio delle bottiglia molotov verso lo stabile in disuso da loro abitato.
Gli investigatori, pur con molta prudenza, immediatamente dopo il fatto avevano detto che - a loro avviso - l’episodio non era riconducibile a un episodio di vero e proprio razzismo, ma piuttosto d’intolleranza. E, infatti, nonostante le bocche dei carabinieri del nucleo informative restino cucite sui dettagli dell’operazione che hanno portato al fermo, pare proprio che la matrice del gesto sia legata a motivazioni di questo tipo.
Il fatto aveva destato clamore perché era avvenuto proprio il giorno dopo l’incendio del campo rom di Napoli causato sempre da un lancio di molotov. E anche le dichiarazioni del presidente della Provincia Filippo Penati, che voleva combattere i campi rom stanziali e permettere solo il transito temporaneo dei nomadi avevano suscitato qualche perplessità.