Prescrizione, il Csm torna alla carica

Marianna Bartoccelli

da Roma

Scende in campo a difesa della legge ex-Cirielli direttamente il premier. Lo fa nel corso della conferenza stampa di presentazione del gruppo Riformatori liberali (i radicali che hanno deciso di stare con il centrodestra) e senza citarla direttamente sostiene come sia «importante intervenire affinché vi sia la certezza del periodo di prescrizione che non può essere lasciato all'arbitrio del singolo giudice». Sintetizza così l’obiettivo principale della legge, chiamata da tutti ex-Cirielli dal nome del primo relatore, che dovrebbe andare in aula per l’approvazione definitiva alla fine del mese. Approvazione che a quanto pare preoccupa sempre di più il Csm, che lo scorso febbraio aveva già dato un parere fortemente negativo al disegno di legge. La VI commissione ha sollecitato ieri l’apertura di una nuova pratica sulla base dei dati sinora raccolti sui processi a rischio. E il vicepresidente Virgilio Rognoni si è dichiarato d’accordo. Già nel precedente parere l’organo di autogoverno dei magistrati aveva bocciato la legge per le «ricadute devastanti» sul lavoro degli uffici giudiziari e aveva sostenuto la «incostituzionalità» di alcune norme.
Quello delle ricadute organizzative all’interno del sistema giudiziario già al collasso per la enorme quantità di processi da affrontare è un tema caro ai magistrati. Lo stesso Fabio Roia, leader milanese di Unicost, sostiene che il provvedimento ha un «forte messaggio perdonistico» e la sua approvazione «vanificherebbe il lavoro delle forze di polizia, del personale amministrativo e di supporto, aumentando la frustrazione che già aleggia nel sistema giustizia».
In attesa dell’arrivo alla fase finale del disegno di legge, continua la guerra dei dati tra coloro che hanno realizzato una prima proiezione nel caso la legge entrasse in vigore. La maggiore anomalia si riscontra tra i dati del ministero e quelli della Corte di Cassazione. Riduttivi i primi, preoccupanti i secondi. Il ministro Roberto Castelli ha deciso quindi di andare a un chiarimento con la Suprema Corte per verificare se sono stati adottati parametri diversi vista la disparità dei risultati. Il Guardasigilli sottolinea infatti che il campione adottato dal ministero risulta molto più vasto di quello della Cassazione i cui dati sono stati considerati, soprattutto dall’opposizione, «definitivi». Polemico a questo proposito il ministro Castelli: «Il mio viene considerato incompleto, quello della Cassazione invece è ritenuto esaustivo, ecco perché le cose vanno male. Qui non si ragiona sui dati ma sulla malafede». E aggiunge: «Io ho messo i dati anche su Internet ma ognuno vede la realtà con le sue lenti ideologiche. Solo perché a loro non vanno bene vengono considerati falsi». Per il ministro di Giustizia dal punto di vista tecnico, si tratta di una buona legge «perché è al tempo stesso garantista e severa». «L’attenzione si è invece concentrata su alcune persone che potrebbero essere coinvolte» sottolinea Castelli che ironizza: «Ogni legge va collocata nella sua realtà politica. Su Marte sarebbe un’ottima legge, mentre in Italia...». Battuta che ha immediatamente avuto risposte polemiche nel centrosinistra. «Sono assolutamente d'accordo - ha dichiarato il senatore Guido Calvi, capogruppo Ds in commissione Giustizia.- Castelli mi ha convinto a tal punto che mi auguro che nella prossima legislatura possa fare il ministro su Marte, così saremmo tutti contenti». Più pungente il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: «Visto che la ex Cirielli sarebbe un'ottima legge su Marte viene da chiedersi se Previti sia un marziano...». E conclude con un invito al ministro: «Torni sulla terra e blocchi una norma aliena ai principi dell'ordinamento giudiziario». Immediata la risposta del ministro: «Io su Marte? Sono d'accordo così non avrei più a che fare con certi personaggi».