Prescrizione per Scalzone, sit-in di Ag davanti al ministero

Erano in trenta ieri pomeriggio davanti al ministero della Giustizia in via Arenula. Un solo striscione: «La giustizia non cade in prescrizione», e la firma di Azione giovani. Trenta ragazzini sotto una pioggia incessante a gridare contro una giustizia che si è fatta battere, per l’ennesima volta, sul tempo. La maggior parte di loro non era ancora nata nel 1980 quando Oreste Scalzone, leader di Potere operaio prima e Autonomia operaia poi, scappò in Danimarca e poi in Francia per sottrarsi alla giustizia italiana. Eppure sono arrivati numerosi ieri nonostante una convocazione all’ultimo minuto in un giorno lavorativo e per di più sotto la pioggia.
«È intollerabile che un uomo come Oreste Scalzone possa tornare in Italia senza aver chiuso con il suo passato - ha commentato il sit-in di protesta il presidente romano di Azione giovani Federico Iadicicco - senza un atto di pentimento ma addirittura proponendosi quale paladino della libertà. Ricordiamo a Scalzone che non ci può essere libertà senza giustizia e senza verità».
Il «blitz» non autorizzato davanti al ministero è andato avanti per una ventina di minuti. «Scalzone resta a Parigi» e «La nostra giustizia non cade in prescrizione, nessuna libertà per Oreste Scalzone», gli slogan ripetuti più volte al megafono. Fino a quando gli agenti della polizia penitenziaria hanno interrotto il presidio simbolico minacciando denunce.
«A questo punto sarebbe davvero meglio restasse a Parigi - ha continuato Iadicicco -. Il suo ritorno è quello di una persona indesiderata, che oltretutto non si è nemmeno pentita. Siamo venuti qui oggi per chiedere al governo e al ministro della giustizia di intervenire per impedire quello che è già successo con il caso Lollo (il responsabile del rogo di Primavalle in cui morirono Virgilio e Stefano Mattei ha ottenuto la prescrizione nel gennaio 2005, ndr). Oltretutto Scalzone ha già dichiarato che in Italia può fare una battaglia di libertà per tutti coloro che si sono macchiati di reati nel periodo del terrorismo. Per noi è necessario prima accertare la verità e la giustizia. Solo successivamente si potrà aprire un processo di pacificazione nazionale».
Contro la prescrizione, che viene applicata in maniera automatica dai giudici dopo la richiesta degli avvocati di difesa, però, si potrà fare ben poco. «Esiste una questione morale oltre che di giustizia - ha concluso Iadicicco -. Troppe persone hanno approfittato di buchi nell’ordinamento giudiziario. Inoltre bisognerebbe far luce su quanto accaduto in quegli anni, per esempio sapere di quali coperture hanno usufruito certe persone per fuggire. Riteniamo, infine, che per reati gravi, come quello di cui si è macchiato Lollo, e per chi li ha ispirati e fornito le coperture successive, come Scalzone, non debba esserci alcuna prescrizione».