Prescrizione, scontro sui dati An va in soccorso di Castelli

La Cassazione: con l’ex Cirielli molti processi per corruzione decadrebbero. Botta e risposta tra Casini e il Guardasigilli. Fini: «Avanti con la legge»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Il cammino («verso le nebbie del futuro»? ironizza il ministro Buttiglione) della legge ex-Cirielli è lastricato di dati che tutti vogliono conoscere. Dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini all’opposizione, passando per l’Udc. E di dati ce ne sono di vario tipo. Quelli ufficiali, parziali, del ministero; quelli di parte, e penalizzanti per la legge, dell’Anm; e quelli, certamente preoccupanti, che ieri il presidente della Corte di Cassazione Nicola Marvulli ha inviato al ministro della Giustizia, Castelli. Dati subito contestati da esponenti della maggioranza. E così, quando la legge, alla fine di ottobre, tornerà in aula per la terza e definitiva approvazione, certamente i dati forniti dalla Suprema Corte non potranno essere ignorati: con la ex-Cirielli l’88% dei processi per reati di corruzione attualmente in Cassazione andrebbero prescritti. Stessa sorte per il 60% dei reati di ricettazione e truffa. I dati della Cassazione sono stati immediatamente richiesti, anche dopo alcune sollecitazioni dei Ds, dal presidente Casini. E questo è stato fonte di tensione col Guardasigilli. Attraverso indiscrezioni s’è venuto a sapere che Casini avrebbe scritto una lettera a Castelli per avere il documento della Cassazione. Immediata la replica del ministro leghista: «Fair play istituzionale imporrebbe che venissi a conoscenza del contenuto di una lettera quando questa mi arriva sul tavolo, non attraverso gli organi di stampa». Immediato Casini: «Mai reso noto alcunché».
I dati, comunque, sono stati resi pubblici dallo stesso presidente Marvulli: sono stati esaminati 15 reati e il calcolo percentuale sulla prescrizione ha due esiti, uno riferito alle pene non inferiori ai 6 anni e l'altro riferito ai delitti con pena superiore ai 6 anni.
Il calcolo della Cassazione rileva che per i reati di truffa sono pendenti 366 procedimenti. Per reati con pena non inferiore ai sei anni la percentuale di truffe che si prescriverebbero raggiunge il 65,3% mentre per quelli con pena superiore ai sei anni, la percentuale scende al 52,7%. Per la «corruzione» e per atto contrario ai doveri di ufficio, pendono in Cassazione 27 procedimenti, si prescriverebbero in 24 casi (88,8% nel caso di pene non inferiori ai 6 anni) o in 22 casi (pari all'81,4% per pene superiori ai 6 anni). I dati relativi alla «falsità commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici», parlano di 38 procedimenti pendenti in Cassazione, per 26 maturerebbe la prescrizione (68,4%). Con riferimento alla «ricettazione» i ricorsi pendenti sono 1.497; per 610 maturerebbe la prescrizione con una percentuale di incidenza del 40,7%.
Tuttavia, nel corso di una conferenza stampa il presidente del gruppo parlamentare di An, Ignazio La Russa, ha difeso la legge, ironizzando sulla caccia ai dati di questi ultimi giorni: «Ma perché ci si preoccupa solo ora di conoscere i dati sugli effetti della prescrizione? Quanti reati sono andati in prescrizione in questi anni a causa della lungaggine dei procedimenti?». Mentre il vicepremier Gianfranco Fini ha voluto sottolineare l’importanza della legge nella parte che riguarda l’inasprimento per i recidivi e a quanti gli ponevano il problema di un possibile slittamento dell’approvazione ha ribadito: «Anche nel caso la maggioranza non trovasse un accordo sulla prescrizione, si deve stralciare la parte sui recidivi e approvarla comunque». A difendere la legge anche il deputato di An Enzo Fragalà che accusa l’opposizione di strumentalità: «È bene chiarire che tale norma non farà prescrivere alcun processo perché c'è un anno di tempo per la loro definizione e celebrazione in Cassazione. Infine - sottolinea Fragalà - la nuova norma contiene quella grande riforma che fa i cittadini tutti uguali di fronte alla legge nel momento in cui i termini della prescrizione discenderanno non più dalla discrezionalità dei giudici ma, appunto, dalla legge».
Altro argomento di polemica innescato dall’opposizione è quello della possibilità che il presidente Ciampi non firmi la legge per «manifesta incostituzionalità». Così il presidente della commissione Giustizia, Gaetano Pecorella, commenta: «Se dovesse rinviare alle Camere la legge ex Cirielli andrebbe al di là del suo ruolo che consiste nel giudicare solo i casi di manifesta incostituzionalità. E non è questo il caso».