Presepe gay a Montecitorio

Roma - La Madonna, San Giuseppe vicino al bambino Gesù tra il bue e l’asinello. E accanto, fra i pastorelli, anche due coppie gay. Quella lesbica rappresentata da due bambole Barbie abbracciate e quella omo da due Ken, ovvero nella tradizione il fidanzato di Barbie. Al collo dei bambolotti due cartelli. Per le Barbie la scritta «Anche in Italia il matrimonio gay come nella Spagna di Zapatero» e per la coppia di Ken «Pacs Now».
Così ieri mattina si presentava il presepe allestito nell’atrio della Camera grazie al colpo di genio di due rappresentanti della Rosa nel Pugno: Bruno Mellano e Donatella Poretti. «Ci auguriamo -dicono - che il Parlamento approvi al più presto una legge per il riconoscimento delle unioni civili». Una messa in scena che però ha avuto vita breve perché non appena i commessi di Montecitorio si sono accorti di quelle insolite presenze si sono affrettati a rimuoverle, lasciando così in pace la Sacra Famiglia nel presepe che nelle settimane scorse è già stato ripetutamente trascinato in assurde polemiche dalle giunte di sinistra e pure in molte scuole.
La rimozione dei bambolotti è, per fortuna, stata effettuata prima della visita del cardinale Camillo Ruini alla Camera. Ruini ha ammirato il presepe e si è intrattenuto in un lungo colloquio con il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha spiegato di non assistere alla messa perché «un non credente rispetta anche la fede degli altri».
Il blitz radicale poi arriva proprio nel giorno in cui il Papa riafferma il valore del presepe. E l’arcivescovo Giovanni Lajolo definisce l’iniziativa dei deputati radicali «da commiserare».
Certamente se lo scopo dei due radicali era quello di creare un clima di consenso intorno alla proposta di legge sulle unioni di fatto il risultato ottenuto è l’esatto contrario: si va dal fastidio all’irritazione. Pure Bertinotti, non gradisce il blitz radicale.«Sono per il riconoscimento dei diritti di tutti, ma non c'è nessuna ragione per provocare una discussione dannosa sull'uno e sull'altro tema, entrambi nobili e che attraverso scorciatoie sgradevoli sono messi l’uno in conflitto con l’altro», dice Bertinotti che preferisce non «gonfiare una polemica che tocca il presepe inutilmente».
I primi ad infuriarsi sono i rappresentanti del centrodestra. Forza Italia parla di «un attacco volgare a un simbolo religioso». Alleanza Nazionale alza il tiro e definisce il gesto «sacrilego» e pure l’Udc condanna quello che considera «un vero e proprio sfregio al credo religioso seguito dalla maggioranza degli italiani».
Ma anche all’interno della maggioranza e del governo l’impresa radicale provoca reazioni sdegnate. Molto critico il ministro per la Famiglia, Rosy Bindi. «L’inutile provocazione contro il presepe della Camera dei Deputati ci fa male prima ancora che come cristiani come cittadini di questo Paese - dice la Bindi -. Il Natale e i suoi simboli rappresentano per milioni di italiani una tradizione di grande valore umano, spirituale e culturale che non può essere derisa o dissacrata con leggerezza». Anche l’Italia dei Valori definisce l’iniziativa «fuori luogo» e la segretaria di presidenza della Camera, Silvana Mura (IdV) aggiunge che «rischiano pure di trasformarsi in clamorosi autogol». Per l’Udeur si tratta di «una insolente manifestazione di cattivo gusto sulla quale manifestiamo il nostro dissenso». Anche la senatrice della Margherita, Paola Binetti, parla di «un espediente di cattivo gusto per strumentalizzare qualcosa che appartiene alle radici di tutti noi, credenti e non, allo scopo di porre la causa delle coppie gay al centro del dibattito». Da Palazzo Madama si leva pure la voce del senatore azzurro Marcello Pera. «Il degrado morale della politica italiana non ha limiti -dice Pera- il disgustoso episodio del presepe gay si aggiunge ad una lunga serie di profanazioni e offese al cristianesimo, alla nostra tradizione, alla coscienza popolare».
Ma qualche eccezione c’è. Quella di Franco Grillini, l’ex presidente dell’Aricgay che non vede alcuno scandalo e parla di semplice «goliardata». Pure Lanfranco Turci vicepresidente Rnp difende il gesto provocatorio dei suoi colleghi.