Presepe islamico a scuola Gesù in moschea e le donne hanno il burqa

A Roma in un istituto elementare spuntano
simboli musulmani nella grotta
di Betlemme per non offendere la
maggioranza straniera degli scolari. La mobilitazione dei genitori. La denuncia del deputato Rampelli (An): ai bambini sono stati distribuiti cappellini con scritte contro gli israeliani

da Roma

Un «villaggio globale» al posto del tanto atteso presepe. È questo il regalo di Natale offerto ai pochi alunni cattolici e italiani che frequentano la scuola elementare e scuola per l’infanzia Carlo Pisacane di via Acqua Bullicante, nel quartiere di Torpignattara a Roma. Sono anni che se lo vedono negare. La ragione? Semplicemente non offendere il credo religioso della maggioranza degli scolari (il 65% secondo i dati ufficiali del Comune sono stranieri, costituendo un record per la Capitale).
Dopo anni di attesa e di pressanti richieste da parte dei genitori degli alunni italiani, finalmente le autorità scolastiche hanno ceduto. Il risultato però non è quello sperato. Al posto del tradizionale presepe, all’interno della scuola è stato composto un «villaggio globale» dove c’è di tutto. Dal minareto sullo sfondo di un cielo stellato alle donne coperte dal burqa. Un lavoro - secondo le intenzioni di chi lo ha allestito - che ha per obiettivo quello di facilitare il multiculturalismo e la coabitazione. Un grosso pastrocchio, invece, per chi non vorrebbe rinunciare a sani valori religiosi.
I genitori si sono mobilitati e hanno denunciato al municipio questa e altre discutibili decisioni dell’amministrazione scolastica. Alcuni consiglieri circoscrizionali, scortati dal deputato Fabio Rampelli (An), si sono quindi presentati alla porta della scuola per verificare quanto denunciato dai genitori dei bambini italiani. La direzione scolastica si è rifiutata, però, di farli entrare. «Abbiamo interpellato anche il provveditorato - racconta il parlamentare di Alleanza nazionale - dove però ho avuto risposte sconcertanti. Mi hanno detto che un deputato non ha diritto a entrare in una scuola senza l’autorizzazione del dirigente scolastico».
La Carlo Pisacane è un simbolo (e non si sa se in positivo) dell’integrazione multirazziale nella capitale. È l’istituto scolastico pubblico con il più alto numero di bambini stranieri (basti pensare che alla Nino Bixio nella Chinatown dell’Esquilino le presenze straniere si fermano al 51%). In una classe della Pisacane c’è addirittura un solo bambino italiano cui fanno compagnia diciotto coetanei della più varia provenienza. E questo contravvenendo anche alle stesse disposizioni ministeriali contenute nel testo Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (2006) dove si precisa che questi devono essere distribuiti in maniera equilibrata nelle classi in modo da ridurre «disuguaglianza e rischi di esclusione sociale».
La questione del presepe travestito da «villaggio globale» fa impallidire credenti e non. Viene spontaneo, infatti, chiedersi cosa c’entri una donna col burqa in un simile contesto (per non parlare del minareto).
Al peggio, però, non c’è mai fine e qualche mamma ricorda ancora con forte disagio l’esperienza passata durante l’ultima celebrazione della fine del ramadan. «Mi hanno raccontato - spiega il senatore dei An - che tutti i bambini sono stati praticamente costretti a partecipare alla festa, visto che si è svolta durante l’orario scolastico».
«Inoltre - ricorda inorridito Rampelli -, quando sono usciti da scuola dopo quella festa, i bambini indossavano un cappello con scritte anti-israeliane del tipo “Io non consumo per la guerra, non comprare i prodotti israeliani per non finanziare l’occupazione dei territori palestinesi”».
Il triste Natale degli alunni italiani della Carlo Pisacane ora è diventato materia di un’interrogazione parlamentare (firmata proprio da Rampelli) che invita il ministro Fioroni a spiegare le ragioni di simili scelte prese dalla direzione scolastica.