Presepe con moschea anche a Sestri Levante

Sembra che in Liguria «tiri» infilare nel presepe di francescana memoria una moschea. Da Genova a Sestri Levante, che in principio fu Don Prospero a dotarne il presepe di Nostra Signora della Provvidenza, con il Giornale a raccontarlo e conseguente rimbalzo polemico urbis et orbis. A proposito: ieri don Andrea Gallo ha difeso «l’amico personale». Così: «Cristianesimo, ebraismo e islam sono strade diverse, ma che conducono tutte a Dio padre. Non dobbiamo aver paura del diverso, dobbiamo ascoltare e dialogare. Il tentativo di Prospero è importante, telefonicamente gli ho dato la mia solidarietà. Ho voluto dare un messaggio importante e gli attacchi della Lega e di Forza Nuova sono qualcosa di anormale». Ma la variazione sul tema pare fare accoliti e replicare nella Chiesa di S. Antonio, sulla centralissima piazza di Sestri Levante. A segnalarlo alla redazione alcuni lettori, giusto sulla scorta della recentissima trovata di Don Prospero, che spiegava la commistione cristiano-islamica come «un'iniziativa didattica. Se c'è chi la vuole prendere come un'azione provocatoria, risponda alla propria coscienza» dichiarava flemmatico. Che la «moschea nel presepe vuole indicare l'intenzione di intraprendere il dialogo con il mondo islamico». Perplessità e «falso storico»? Tempi moderni e derive da interpretarsi, considerato che da un paio d'anni Genova si divide sulla costruzione d'una moschea. Non resta che dare un'occhiata al presepe sestrino. Entrando t'accoglie subito, i piccoli sgomitano, mandano bacini con la manina a Gesù Bambino. I papà indicano e raccontano. Laggiù le casette tipiche, muschio, la carta modellata a roccia, i pastori e la capanna con la Sacra Famiglia. Il cuore del Natale sta lì: semplice semplice, nessuna macchinazione a stupire, solo la bellezza di un quadro che è Credo e tradizione, anno dopo anno, presepe dopo presepe. L'occhio allunga, spazia, si culla, poi zooma su un lato e il paesaggio cambia di botto. Perché in quel cantuccio, sabbia a parte, fa bella mostra di sé una moschea con tanto di minareto. Solo carta pesta, ma con tratti e colori precisi: la cupola dorata, ancora oro sulla guglia del minareto e una fascia lucente ad impreziosirlo. Dietro ne intuisci un'altra, più stilizzata e contestualizzata. Piani adiacenti e storie lontanissime. L'occhio scivola e tutto si stempera negli altri presepi costruiti dai bambini, in scatole o zucche, semplici da commuovere, immediati: Maria, Giuseppe e Gesù. Con il bue e l'asinello in bilico a scaldare. Loro il minareto però non ce l'hanno ficcato, che la traccia è quella del catechismo e delle famiglie. Dei Re Magi che arriveranno, col «Tu scendi dalle stelle» a scaldare i cuori. Aspetti Don Pino Bacigalupo, parroco di S. Antonio. Ha appena finito di confessare. Gli spieghi che qualcuno ha segnalato questo presepe «allargato», capanna e moschea insieme. Che qualcuno non capisce o lo sente stonato, forse lontano. Lui ti guarda bonario, il breviario in mano: «Veramente non ne sapevo nulla». Te lo dice in dialetto, cascando dalle nuvole, sorridendo. Ma coglie al volo e taglia corto, nessuna polemica, nessun fianco scoperto: «Se vuole può cercare di spiegarlo in questo modo: Gesù è nato per tutti». Ti congeda garbato e discreto. Tutto vero, anche se la faccenda sconfina, l'ambiente politico si riscalda e la polemica s'arroventa. Con un presepe «corretto» a tentare aperture a senso unico.