Il presepe è storico solo se lo dice Dalla Chiesa

(...) che Genova non la conoscono (e lui stesso non la conosce) a parlare della tradizione del presepe sarebbe solo chi vive e lavora all’ombra della Lanterna.
Tutto vero, tutto sacrosanto. Onore e merito all’illuminato consulente del sindaco Marta Vincenzi. Però, c’è un però. «Genova, città dei presepi» è un percorso storico culturale che identico- identico giace nei cassetti degli uffici del turismo del Comune da metà degli anni ’90. Sono passate giunte, assessori, sindaci ma nessuno si è mai accorto che una funzionaria dell’ufficio tempo libero aveva già messo tutto nero su bianco. O, meglio, quelle carte tutti negli anni le hanno lette, ma nessuno le ha mai tenute in considerazione. A raccontarlo è Miriam Pastorino, dipendente del Comune di Genova in pensione e redattrice di quello scritto che giaceva dentro ai cassetti degli uffici comunali senza che nessuno si rendesse conto. «In realtà lo studio che avevamo messo a punto comprendeva una serie di iniziative che andavano oltre la riscoperta della tradizione genovese del presepe- racconta Miriam Pastorino-. Lavorai personalmente alla stesura del programma a cui collaborarono associazioni e singoli esperti, nonché migliaia di sostenitori in tutto il territorio cittadino. Lavorammo alla stesura di un calendario annuale con operatori del commercio, turismo ed artigianato partendo proprio dal presepio». E da quella carte si legge proprio il capitolo in oggetto, dove si citano una serie di iniziative socio- culturali. Concorsi, scuole di teatro dialettali, laboratorio didattico per la fabbricazione di figurine presepiali, una qualificata sartoriale di costumi storici funzionale alle rappresentazioni sacre e ancora un progetto europeo per rivalutare via dei Giustiani riqualificandola come via degli artigiani del presepe sullo stile della napoletana via di San Gregorio Armeno, la strada delle botteghe presepiali. Addirittura intorno al capitolo «tradizioni popolari» inizialmente era stato istituto un fondo che, negli anni, è stato poi limato fino a scomparire.
Nessuno ci ha mai fatto caso. «Perché non faceva parte di un certo modo di fare cultura che aveva in testa l’amministrazione di sinistra», commenta Miriam Pastorino che, dopo aver dato appoggio nel 2000 alla campagna elettorale del centrodestra per le regionali. Venne addirittura rimossa da quell’ufficio per «incompatibilità ambientale». Secondo quello che racconta Pastorino, che all’ operazione aveva lavorato insieme a Mario Porcile (l’ideatore dei balletti internazionali di Nervi) «oggi queste amministrazioni propongo idee che nel tempo hanno aborrito semplicemente perché non hanno più elementi su cui lavorare». «Non solo- continua l’ideatrice del percorso dei presepi genovesi-, ora sono costretti a riprendere idee che prima deprecavano perché si rendono conto dell’interesse che la gente ha per certe cose, ma non sono in grado di proporle nel modo giusto perché certe iniziative hanno bisogno di una certa sensibilità culturale. Vanno costruite e non proposte in maniera approssimativa».
Poi lo sbarco di Nando Dalla Chiesa e l’idea di riscoprire la tradizione del presepe a Genova e probabilmente la doppia sconfitta per l’amministrazione comunale: il non aver saputo valorizzare un antico costume cittadino e il non aver saputo valorizzare il lavoro di un proprio dipendente per poi applaudire l’intellettuale consulente. Quando si dice che l’erba del vicino è sempre più verde.