Preservativo, il Vaticano: una notizia travisata, mai contro la gravidanza

L’ex Sant’Uffizio chiarisce che la frase contenuta nell’ultimo libro del Papa è stata travisata: &quot;Ha parlato di profilattico solo per la prostituzione&quot;<br />

Roma - Le frasi del libro intervista Luce del mondo di Benedetto XVI dedicate all’uso del preservativo sono state strumentalizzate, il Papa non aveva intenzione di modificare la dottrina morale della Chiesa. Lo afferma una lunga nota della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicata su L’Osservatore Romano. Come si ricorderà, lo scorso 20 novembre, un passaggio del nuovo libro del Pontefice nel quale si definiva tra i casi «giustificati» dell’uso del profilattico quello di chi si prostituisce essendo infetto dall’Aids, aveva attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo. Quella frase, estrapolata dal suo contesto, e non perfettamente tradotta dall’originale tedesco, aveva ingenerato l’idea che Benedetto XVI avesse cambiato la posizione della Chiesa. La nuova edizione italiana ha tradotto più letteralmente la frase dal tedesco e ora l’ex Sant’Uffizio denuncia la strumentalizzazione del pensiero papale «per scopi e interessi estranei al senso delle sue parole, che risulta evidente qualora si leggano interamente i capitoli dove si accenna alla sessualità umana».

L’interesse di Ratzinger, ribadisce la nota «appare chiaro: ritrovare la grandezza del progetto di Dio sulla sessualità, evitandone la banalizzazione oggi diffusa». Dunque nessuna svolta epocale. Per quanto riguarda «la pagina in questione», la Congregazione vaticana fa notare come Benedetto XVI non parli «della morale coniugale» e nemmeno della norma morale sulla contraccezione: «L’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero».

Il Papa, dunque, si riferiva soltanto «al caso completamente diverso della prostituzione, comportamento che la morale cristiana da sempre ha considerato gravemente immorale». «Chi sa di essere infetto dall’Hiv e quindi di poter trasmettere l’infezione – continua la nota dell’ex Sant’Uffizio – oltre al peccato grave contro il sesto comandamento ne commette anche uno contro il quinto, perché consapevolmente mette a serio rischio la vita di un’altra persona, con ripercussioni anche sulla salute pubblica». Perciò chi ricorre al profilattico «per diminuire il rischio per la vita di un’altra persona intende ridurre il male connesso al suo agire sbagliato». La Congregazione critica chi ha fatto ricorso, per spiegare la posizione papale, «alla teoria del cosiddetto “male minore”», suscettibile di «interpretazioni fuorvianti». Benedetto XVI non ha infatti detto che la prostituzione con il profilattico «possa essere lecitamente scelta come male minore», perché la Chiesa «insegna che la prostituzione è immorale». Ma se, nonostante questo, la persona sieropositiva che si prostituisce, «per diminuire il pericolo di contagio» usa il profilattico, ciò può costituire «un primo passo nel rispetto della vita degli altri, anche se la malizia della prostituzione rimane in tutta la sua gravità».

La nota della Congregazione per la dottrina della fede non accenna al problema dell’uso del preservativo all’interno di una coppia nella quale uno dei due sposi sia sieropositivo, tema sul quale la discussione dei teologi moralisti rimane aperta. Ma intende mettere fine a certe interpretazioni delle parole papali, che hanno provocato sia gli entusiasmi degli aperturisti, sia le preoccupazioni dei conservatori.

Quello che è certo è che le risposte del Pontefice conservano un aspetto di originalità, come aveva a suo tempo ricordato il direttore della Sala Stampa Federico Lombardi, in quanto per la prima volta un Papa affrontava direttamente in questo modo l’argomento.