Presi due minorenni, piromani «per gioco»

Alessia Marani

Appiccavano il fuoco ai motorini per uscire il giorno dopo sui giornali, ed erano diventati bravissimi. La tecnica l’avevano sperimentata la prima volta il 1° agosto su uno scooter parcheggiato vicino al loro «muretto», nient’altro che il parcogiochi delle «Corde», come lo chiamano «quelli del gruppo» qui in via Pietro Marchisio, zona Cinecittà est. Bastava avvicinare la fiamma di un accendino alla targa ed ecco pochi secondi dopo il rogo che divora in un attimo serbatoio e lamiere. «Modus operandi - spiega Alberto Intini, capo della squadra mobile romana - col quale S. S. di sedici anni e A. S. quasi maggiorenne, in meno di due mesi hanno fatto fuori almeno una ventina di ciclomotori». Sette i raid incendiari per altrettante serate alla ricerca di una «gloria» effimera e, soprattutto, ingiustificata. Qualche giorno prima di Ferragosto, di ritorno dalle vacanze estive, i due entrano in azione in via Franco Gentile; quindi il 14 tornano all’opera in via Leonardi e il 23, 25 e 27 di nuovo in via Marchisio. Qui colpiscono pure il 4 settembre e tre giorni dopo, il 7 si ripetono in via Ciamarra. In tutti gli episodi gli investigatori del commissariato Romanina riscontrano elementi comuni: innanzitutto, appunto, la tecnica. Poi l’orario delle incursioni. Tutte avvenute rigorosamente prima della mezzanotte, in particolare pochi minuti prima del suo scoccare. Indice che ad operare, probabilmente, è la stessa mano.
Non basta. Una sera un abitante del quartiere si accorge di due ragazzini intenti ad armeggiare vicino a uno scooter parcheggiato nei pressi del parchetto. Teme che lo vogliano rubare o, appunto, bruciare visto che da queste parti gli incendi non sono più una novità. Li sgrida e quelli scappano. A questo punto entrano in gioco gli inquirenti della terza sezione, Criminalità organizzata. «Uomini - continua Intini - abituati a indagini lunghe e “pazienti”. Non c’è voluto molto a individuare la comitiva, indiziata numero uno. Ma paziente è stato il lavoro dei poliziotti che hanno di volta in volta avvicinato i vari ragazzi, fino a capire chi fossero gli autori delle bravate che, alla fine, hanno confessato e ammesso le proprie responsabilità».
S. S. e A. S. sono adolescenti come tanti delle borgate romane. Frequentano entrambi un istituto tecnico nella zona. Nessun precedente alle spalle, mai coinvolti in giri di droga, nemmeno «leggera». «Le loro - dice Bruno Failla, dirigente della III - sono famiglie normali, di brava gente. È stato, in particolare, il sostegno di uno dei genitori ad aiutarci nell’indagine, a mediare il nostro ruolo con la posizione dei ragazzi». Perché dare fuoco ai motorini? Lo spiegano gli stessi giovanotti ai pm della Procura. «Il giorno dopo gli incendi - hanno ammesso - eravamo orgogliosi davanti agli altri del gruppo. Ci sentivamo forti, ci piaceva l’idea di avere risalto sulle cronache dei giornali. Un gioco, niente di più». A casa dei ragazzi (uno abita proprio in via Marchisio, l’altro a Centocelle) gli agenti, però, non trovano molto. «I ritagli dei quotidiani - diranno S. S. e A. S. denunciati per incendio doloso - li abbiamo buttati dopo che avevamo letto da qualche parte che ci stavano indagando». Due piromani erano stati arrestati per il rogo di un’auto al Torrino, un ventenne (anche lui «Nerone per gioco») a Tor Pignattara. Ma l’altra notte altre cinque auto sono andate bruciate.