Presi gli «ingegneri» della clonazione

Sei mesi di indagini per mettere le mani su una banda ramificata di clonatori di bancomat e carte di credito. Ventisei persone nel mirino dei «segugi» del nucleo della polizia valutaria delle fiamme gialle capitoline che hanno seguito passo passo i movimenti nel tempo di «cellule» della mala romena con connivenze locali radicate in mezz’Italia e in mezz’Europa. Diciannove gli stranieri a cui è stata recapitata dalla magistratura di piazzale Clodio un’ordinanza di custodia cautelare, sedici quelle eseguite.
Tra le «primule» mancanti all’appello anche una donna, individuata in Germania insieme ad altri due connazionali. Erano gli specialisti della clonazione. Con chip piazzati nei meccanismi Pos di supermercati, autogrill e grossi distributori di benzina, scaricavano la memoria delle macchinette in cui nelle ore precedenti erano passate le strisciate delle carte utilizzate dai clienti per pagare. «Un giro di soldi da almeno due milioni di euro - spiega il colonnello Bruno Buratti -, se si considera che con i dati sottratti a un solo esercizio commerciale si possono arrivare a spendere almeno 100mila euro. Queste persone erano spesso collegate fra di loro per la logistica, poi però operavano singolarmente in piccole batterie. A volte è capitato anche che si siano inavvertitamente incrociate».
«A loro siamo giunti proseguendo sulle ceneri di una precedente operazione, portata a termine lo scorso anno - continua Buratti -. Come in un sistema di scatole cinesi siamo arrivati alla base di partenza, la Romania, ai tecnici, veri e propri ingegneri informatici, pronti a mettere a disposizione della banda le loro conoscenze, quindi agli incursori e alle donne, quelle principalmente demandate alla spesa, sì insomma, allo shopping in Olanda, Germania, Ungheria, naturalmente in Romania e persino in Giordania».
Almeno una ventina i centri commerciali depredati tra Roma, Viterbo, Milano, Torino, Alessandria e Rimini. C’è chi addirittura s’è mescolato ai clienti, nascondendosi fino a chiusura del grande magazzino per poi spuntare fuori in notturna per inserire i chip nei Pos delle casse. A volte bastava collegare un marchingegno bluetooth alle macchinette stesse per trasmettere i codici a un pc non distante. In più di un’occasione i romeni hanno messo in scena un furto per mascherare il loro vero obiettivo: le memorie dei Pos. Tutto ripreso, in alcuni casi, dalle videocamere di sicurezza interne. Non solo. In «Fish&chip», com’è stata ribattezzata l’inchiesta della valutaria, sono saltati fuori 50 grammi di cocaina già confezionata in dosi.