Presi gli ultrà dello scippo Da Napoli a San Siro rapinavano Rolex ai tifosi

Li chiamano «trasfertisti»: sono pregiudicati, tutti in qualche modo legati agli ambienti della camorra, che vengono a Milano da Napoli perché specializzati in rapine o in furti con destrezza di preziosi orologi (Rolex Daytona o Submariner, Jaeger Le Coultre e Audemars Piguet) che strappano dai polsi di facoltosi professionisti presi di mira a seconda dei bolidi che guidano. Nonostante i nomi che tradiscono la chiara provenienza partenopea (Ciro, Pasquale, Gennaro, per fare qualche esempio) i cinque della cosiddetta «Banda dei Rolex» amavano indossare le magliette dell’Inter e confondersi con i tifosi, ma non certo per fare i mattacchioni. Era tutto calcolato: così parati, infatti, nonostante le facce da galera (tre di loro erano già in carcere quando gli altri due, ieri mattina, sono stati arrestati nel famigerato rione Sanità di Napoli e in provincia, a Giugliano, ndr) i cinque si confondevano tra i tifosi che entravano o uscivano dagli stadi prima o dopo le partite in casa della Benemerita senza destare sospetti nell’avvicinarli e poi nel seguirli. Gli investigatori della sezione antirapine della squadra mobile - coordinati dal pm Margherita Taddei - addebitano alla banda dei cinque il reato di associazione per delinquere per ben 13 rapine (di cui una solo tentata) avvenute tra il 4 e il 22 maggio scorso. In particolare, ben 8 colpi sarebbero stati messi a segno in un solo giorno, domenica 11 maggio, quando l’Inter giocava in casa contro il Siena (2-2). «Tuttavia le rapine della banda - tra Latina, Bologna, Genova e Salerno - sono decine e decine» ha sottolineato il capo della squadra mobile Francesco Messina.
L’altra mattina all’alba, insieme ai colleghi napoletani, i poliziotti milanesi hanno arrestato il capo del gruppo, Ciro Forte, 59 anni, già pregiudicato per associazione a delinquere di tipo mafioso, rissa, porto abusivo d’armi, ricettazione, stupefacenti, evasione, tentato omicidio, rapina, furto e lesioni personali. Insieme a lui in manette è finito Gennaro Avoletto, con precedenti per rapina. Già in carcere c’erano infatti, Francesco Cicchini, 39enne, Pasquale Cigliano, 43enne, e Giuseppe Tarantino, 31 anni, il più violento del gruppo (puntava la pistola alla testa delle vittime).
Il modus operandi della banda era collaudato: Cigliano caricava su furgoni affittati a Napoli due scooter rubati, veniva con gli altri a Milano, individuavano la vittima e, se questa portava l’orologio sul braccio sinistro e aveva il finestrino aperto, si avvicinava all’auto con lo scooter e gli urtava lo specchietto in modo che, per risistemare il retrovisore laterale, l’altro tirasse fuori il braccio, bloccato da altri due complici a bordo del secondo scooter che strappavano l’orologio. Nel caso in cui la vittima portasse il prezioso orologio al polso destro, la banda lo seguiva, rapinandola appena scendeva dall’auto sotto la minaccia di una pistola».